Pirelli, un imprenditore nel mare della cultura

Luigi Mascheroni

Quando a Portofino vedevano una barca uscire anche col tempo brutto - memorie di marinai - tutti sapevano che sopra c'era Pirelli.

Leopoldo Pirelli - industriale weberiano, di spirito più protestante che cattolico, anzi calvinista, gentiluomo, riservatissimo - negli oltre cinquant'anni di lavoro e trenta di comando nel gruppo industriale che porta il nome della sua famiglia, ha visto parecchi mari agitati e brutte stagioni. Imprenditore-timoniere, ha sempre tenuto la barra dritta (cosa importante), ma soprattutto ha capito quando era il momento di rientrare in porto (cosa ancora più importante). A suo modo, è diventato il modello di quel «buon imprenditore» per il quale, a metà degli anni Ottanta, stilò un decalogo che ha fatto scuola.

Uomo che insegnava anche stando in silenzio, e che aveva al centro dei suoi interessi la fabbrica e non la finanza e la mondanità (a differenza dell'amico Gianni Agnelli), Leopoldo Pirelli (1925-2007) entrò in azienda nel 1950, dopo la laurea al Politecnico di Milano, e ci rimase fino al '96, quando la guida del gruppo passò al genero Marco Tronchetti Provera. In mezzo ci sono stati il boom, il Sessantotto, l'autunno caldo, gli anni di piombo (anche lui girava con la scorta), i furenti anni Ottanta in cui la vera moda era la finanza, la crisi dei Novanta... Che avventura.

Ora, a dieci anni dalla morte, quell'avventura - che è la vita di un grande uomo di impresa e insieme un pezzo di storia d'Italia - è raccontata da un emotivamente partecipato documentario presentato in anteprima all'Hangar Bicocca (cioè in quel «nuovo centro storico della periferia» che l'Ingegnere creò nella sua Milano) e andrà in onda su SkyArte da lunedì 30 gennaio: Leopoldo Pirelli. Impegno industriale e cultura civile di Matteo Moneta e Valeria Parisi. Un film di 30 minuti che ricostruisce vita e valori - attenzione alla collettività e alla cultura - di Leopoldo Pirelli, figlio di Alberto e fratello di Giovanni (l'intellettuale di famiglia, scrittore, morto dopo un incidente d'auto nel '73) attraverso filmati di repertorio, le voci di Toni Servillo e Maddalena Crippa, testimonianze. E così scorrono i ricordi di Marco Tronchetti Provera (il successore), Rosellina Archinto (a lungo sua compagna) e Vittorio Gregotti (che progettò il Centro ricerche Pirelli alla Bicocca), il figlio Alberto, Sergio Cofferati (che da sindacalista rende l'onore delle armi al «signore del capitalismo gentile»), storici, economisti, e poi l'autista personale, la segretaria di sempre, lo skipper... Perché Leopoldo Pirelli, oltre alla puntualità e il Milan (prima che la Pirelli diventasse sponsor dell'Inter), da imprenditore-timoniere, amava più di ogni altra cosa il mare. Che, è noto, è metafora di libertà.