Pisanò racconta gli ultimi giorni della Repubblica di Salò (e le trattative fallite)

Matteo Sacchi

Le ultime convulse giornate della Repubblica di Salò. E gli sforzi del Partito comunista per impedire che qualsiasi trattativa andasse a buon fine tra i vertici della morente Rsi e gli aglo-americani o gli elementi più moderati del Cln. Ecco cosa racconta Giorgio Pisanò (1924-97), privilegiando le fonti interne alla Rsi, nell'ottavo volume della Storia della guerra civile in Italia 1943-1945, da oggi in edicola col Giornale (a euro 9,90 oltre il prezzo del quotidiano).

Il racconto di Pisanò, corredato da una delle raccolte fotografiche più complete mai realizzata, ricostruisce minuto per minuto il fallimento della trattativa, orchestrata dal cardinal Schuster, avvenuta il 25 aprile '45 nell'arcivescovado di Milano. Le condizioni proposte ai fascisti dagli esponenti moderati del Clnai erano più che vantaggiose, compreso il fatto che Mussolini sarebbe stato consegnato agli anglo-americani. Oltre al fatto che i tedeschi avevano già trattato per proprio conto la resa. Che Mussolini scoprì solo in quel momento: «Ci hanno sempre trattato come dei servi, e alla fine mi hanno tradito! Sin da questo momento dichiaro di riprendere nei confronti della Germania la mia libertà d'azione». Erano parole cariche di rabbia, ma la libertà d'azione di Mussolini ormai era nulla. Ben presto si rese conto che anche se si fosse arreso ai moderati presenti all'incontro - il generale Cadorna, il democristiano Achille Marazza e Riccardo Lombardi del Partito d'azione - difficilmente questi ultimi avrebbero potuto garantire a lui e agli altri saloini protezione rispetto alle molto più numerose forze insurrezionali legate al Pci. Cosa che gli fu confermata anche dalla posizione molto dura presa dal socialista Pertini. Il Duce decise quindi la fuga dalla città non tanto per la velleità di un'ultima resistenza ma per guadagnare tempo e potersi consegnare agli alleati. È noto il modo in cui il piano fallì.