"Pitch Perfect 2", il ritorno delle Barden Bellas al cinema

Commedia musicale con derive trash, a uso e consumo del pubblico adolescente dei talent show televisivi

L'attrice Elizabeth Banks debutta alla regia con "Pitch Perfect 2", un film che in America ha incassato nel weekend d'esordio la cifra di 70 milioni di dollari, ossia più di quanto l'episodio di partenza abbia realizzato nella sua permanenza totale al cinema, tre anni fa. Già produttrice e co-protagonista del primo Pitch Perfect (uscito in Italia con il titolo "Voices"), la Banks mostra di sapersela cavare dietro la macchina da presa e confeziona un prodotto qualitativamente superiore al precedente. Gli ingredienti sono identici, compresi momenti trash e battute politicamente scorrette, ma il risultato stavolta è più saporito. Resta comunque evidente che stiamo parlando di un pastone preparato in esclusiva per il pubblico teen dei talent show. Le Barden Bellas, (Anna Kendrick, Rebel Wilson, Brittany Snow, tra le altre), gruppo di ragazze un po' goffe ma talentuose, sono reduci dalla vittoria ai campionati nazionali di coro a cappella e hanno la possibilità di esibirsi davanti al Presidente Obama. Peccato che, a causa di un incidente sul palco, rimedino una figuraccia tale da venire bandite da tutti i concorsi universitari; l'unico modo per essere riabilitate è tentare di vincere i mondiali della loro disciplina canora, titolo che l'America non ha mai portato a casa.

Dal punto di vista narrativo siamo di fronte alla medesima struttura esile e prevedibile del primo film ma, dopotutto, la trama serve solo da stampella a cover di canzoni famose, comicità dissacrante e irriverente, sfoggio di personaggi bizzarri. L'empatia tra il pubblico di ragazzini in sala e i protagonisti sullo schermo nasce più dall'avere gli stessi riferimenti musicali che dalle situazioni descritte. In mezzo ad alcune cadute di stile da pellicola demenziale, fortunatamente si fanno largo alcune esibizioni canore coinvolgenti e di qualità; il film, inoltre, costituisce una sorta di elogio dello spirito di gruppo, perché l'amicizia viene descritta come un antidoto alla paura e una risorsa nei momenti di difficoltà. Forse stavolta non ci sono scene destinate a diventare virali on line come la "cups song" di Anna Kendrick della pellicola originale (200 milioni di visualizzazioni), ma sicuramente questo seguito otterrà lo scopo per cui è nato: far cassa strizzando l'occhio ai giovani teledipendenti. Durante i titoli di coda, non abbandonate la sala: vi aspetta una scena ambientata all'edizione americana di "The Voice".