Placido emoziona con Pinter

In scena al Manzoni di Milano «Tradimenti» del drammaturgo inglese

Maria Lucia Tangorra

Cosa si immagina leggendo la parola «tradimenti»? Subito si pensa a quelli amorosi e il drammaturgo inglese Harold Pinter, in Tradimenti, gioca con questo (pre)concetto per indagare sfumature più profonde. Michele Placido dirige un allestimento che coglie lo spirito dell'opera, avvicinandolo al suo mondo. Si parte dalla fine, siamo nel 1977, Emma (Ambra Angiolini) si ritrova in un bar con l'amante, Jerry (un ottimo Francesco Scianna), dopo due anni dalla fine della loro storia. Tra battute ripetute, pensieri trattenuti e parole interrotte, emerge una verità: «non ci siamo più da anni», sentenzia l'uomo; ma attenzione, non siamo di fronte a un mero: lui, lei, l'altro. Pinter prima e Placido poi riavvolgono il nastro della memoria, ripercorrendo le tappe non solo degli incontri amorosi, ma comunicandoci le tinte umane e l'humus di particolari anni (si va dal 1977 al 1968). La regia dal taglio cinematografico ( gli schermi - usati per contestualizzare un'atmosfera interiore - uniti agli specchi con cui si catturano varie angolazioni) si pone a servizio del ritmo da orologio svizzero insito nella precisa partitura. Un'arma inconfondibile di Pinter è la scarna essenzialità del linguaggio che gli attori riescono ad abitare pure nei silenzi e nelle pause. Tutti e tre (Francesco Biscione nel ruolo del marito) sono in parte e dentro una giostra che vuole stare alla larga da facili sentimentalismi. Tradimenti si rivela, così, una sinfonia pronta a trasmettere ora una «dolce malinconia», ora un amaro in bocca, richiamando sottilmente l'utopia rivoluzionaria di quegli anni. In scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 29 gennaio.