Placido regista si cala nelle tenebre di un cecchino

Tendenza cecchino. Mentre è di moda il franco tiratore, come insegnano i sabotatori piddini che hanno affossato Prodi al Quirinale, ecco Il cecchino di Michele Placido (dal 1° maggio, distribuisce 01), poliziesco franco-italiano che porta alla ribalta i tiratori d'élite. Da ex-celerino, Placido, che nel '68 rincorreva alla Sapienza gli universitari facinorosi, conosce le dinamiche tra inseguitori e inseguiti. Per cui imbastisce «un romanzo criminale francese», dove Daniel Auteuil e Mathieu Kassowitz, crema degli attori d'Oltralpe, inscenano la classica lotta tra Male e Bene.
«Mi attrae la complessità dell'animo umano, della quale esploro il lato oscuro», spiega il regista, che impiega la figlia Violante e Luca Argentero. Presentato ai festival di Cannes, Roma e Taormina l'anno scorso, Il cecchino tratteggia con i toni del thriller la personalità di Kaminski (Kassowitz), tiratore scelto che nella Parigi attuale, atterra alcuni agenti di polizia nel tentativo di coprire le spalle ai suoi complici di rapina. Ma qualcuno lo tradirà, mettendogli il fiato sul collo del commissario Mattei (Auteuil).
«Guardo oltre l'apparenza della dicotomia buono/cattivo, per far riflettere il pubblico su chi sia veramente il colpevole. Al di là del tema poliziesco, m'interessano gli esseri umani», puntualizza Placido.
Tra i pochi autori italiani quotati all'estero (Le guetteur, così il titolo francofono, è sponsorizzato dalla francese Canal+, budget di 15 milioni di euro), l'artista pugliese coltiva l'idea di girare un film su Marcello Dell'Utri, magari non in Italia. «Considero un onore che mi sia stata data la possibilità di girare un poliziesco di stampo francese.
Ho girato un film d'azione ad ampio spettro, senza appesantirlo col discorso politico», dichiara il regista di Vallanzasca, l'angelo del male, invitando a «stare vicini a Napolitano, l'unica figura di spessore nel contesto attuale», nel giorno del di lui giuramento da Presidente-bis.
Nei progetti di Placido, poi, figura l'allestimento della pièce teatrale di Filippo Gili Prima di andar via, con la compagnia dei giovani del Teatro Argot. Nei suoi desideri ci sarebbe un «Nanni Moretti Ministro della Cultura»: il cecchino s'inquadra l'obiettivo su misura delle sue pallottole.