Pop in rete, con «Cubomusica» l'Italia sfida i colossi stranieri

Dopo il boom del nuovo singolo della Carrà, la piattaforma di Telecom se la gioca con Spotify e Deezer. E intanto la pirateria discografica cala...

Manco a dirlo, è lo streaming la nuova frontiera dell'ascolto musicale. Rapido, affidabile, soprattutto economico. Un fenomeno così importante da contribuire a ridurre addirittura - come segnalato da uno studio Ipsos - quella pirateria che in quindici anni ha asfissiato l'industria musicale. Per capirci, lo streaming consente di ricevere un brano (o un film) in brevissimo tempo, senza attese estenuanti grazie a particolari tecniche di compressione (e quindi riduzione del «peso» di dati da trasferire). Per molti è la nuova via del pop, destinata a rivoluzionare il modo stesso di ascoltare musica e, forse, a risanare il mercato nei prossimi anni. Non per nulla ci sono colossi come lo svedese Spotify che da qualche anno si sta espandendo a ragnatela in tutto il mondo (in Italia è «sbarcato» a febbraio) oppure il francese Deezer che sono in crescita esponenziale (quest'ultimo è arrivato in Italia nel 2010 quando realmente pochi credevano nello streaming). Poi ci sono Pandora o Rdio e altri che si stanno attrezzando per offrire lo stesso servizio.
Tra queste, sorpresa!, una è italiana e ha avuto un picco esponenziale negli ultimi mesi: Cubomusica, che appartiene all'universo Telecom. La grande sfida della piattaforma italiana ai giganti stranieri. «Con Cubomusica si può ascoltare una library di milioni di titoli musicali costantemente aggiornata. Fino a oggi abbiamo raggiunto oltre un milione di clienti», spiega Daniela Biscarini, che è responsabile Musica. Per di più ci sono anteprime come quella del nuovo singolo di Raffaella Carrà, Replay, che senza tanti giri di parole in pochi giorni ha raccolto un quarto di milione di contatti: 250 mila persone che lo hanno ascoltato, cifre che nel mercato musicale tradizionale, quello fisico, si possono riscontrare sempre più raramente. Insomma, il futuro della musica senza dubbio passa di qui.
E in effetti intorno all'universo streaming c'è un fermento che ricorda quanto accadde oltre dieci anni fa con l'arrivo dell'ipod o trenta anni fa quando si iniziò a parlare di compact disc. E ora, dopo essere stato praticamente raso al suolo, il mercato si sta riattrezzando.
E il programma di Cubomusica (che è accessibile per clienti Telecom e Tim da pc, smartphone, tablet e tv connesse) è un po' lo specchio di questa «destrutturazione» di vecchie abitudini di ascolto e anche dell'inevitabile sinergia tra musica registrata o trasmessa e musica dal vivo. Ad esempio qualche settimana fa Fabri Fibra ed Emma Marrone hanno cantato appositamente in un locale per spettatori selezionati e, soprattutto, per tutti gli abbonati. E a fine agosto sarà trasmessa la Notte della Taranta, uno degli eventi musicali più scatenati e simbolici di tutta l'estate italiana. «Siamo gli unici che realizzano eventi ad hoc come questi» sottolinea la Biscarini prima di annunciare che «abbiamo avuto risultati eccellenti e intendiamo sviluppare questo settore». Dopotutto da anni la telefonia mobile è l'ingresso più determinante nel mondo della musica, così massiccio da poter influire - così dicono alcuni osservatori - anche sulle stesse tecniche di registrazione dei brani musicali e, soprattutto, sugli equilibri economici di un settore, quello discografico, che ormai prosegue in difficoltà da decenni. «Siamo un'azienda italiana e quindi in grande sintonia con i gusti musicali del nostro paese anche grazie alle playlist create dagli stessi protagonisti della canzone di casa nostra», conclude la Biscarini.
Insomma lo scenario è questo. E nei prossimi mesi le percentuali di utilizzo cresceranno (per tutti), a dimostrazione che forse si è trovato l'assetto giusto, anche in Italia.

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Gio, 01/08/2013 - 17:38

Non è certo con Cubomusica - il cui successo, al di là degli articoli compiacenti, è tutto, ma proprio tutto da dimostrare - che Telecom Italia ripianerà il colossale debito sorto durante la gestione dei dalemian-bersaniani "capitani coraggiosi" Colaninno & c., peggiorato nel corso dell'era Tronchetti e rimasto sostanzialmente invariato sotto l'attuale management guidato da Franco Bernabè, peraltro il meno colpevole di tutti. E il bello è che questa azienda, un tempo gioiello delle partecipazioni statali e rovinata prima da una privatizzazione sciagurata e poi da un'ancor peggiore operazione di leveraged buyout voluta dai politici di sinistra (in cambio di che? ah, saperlo!), continua a distribuire congrui dividendi ai suoi azionisti pur tenendo in "regime di solidarietà" - taglio dell'orario di lavoro con proporzionale taglio dello stipendio - decine di migliaia di dipendenti. Ma la cosa più incredibile è che il taglio dello stipendio dei dipendenti "solidali" è in massima parte a carico non dei medesimi, bensì del fondo cassa integrazione Inps e dello stato, cioè, in definitiva, a carico nostro: in altre parole noi tutti, cittadini italiani, in base ad una norma assurda che consente la cassa integrazione ad aziende che dicono di essere in crisi ma che continuano a distribuire soldi ai loro azionisti, di fatto paghiamo i dividendi Telecom: e questo in un momento in cui le finanze pubbliche non hanno neanche gli occhi per piangere e tutti noi siamo tartassati da una fiscalità spietata. Altro che Cubomusica!