Porzionato, il mago del «close up»

Le sue opere si trasformano da ritratti a icone del genere umano

Angelo Crespi

È nato a Moncalieri ma vive a Pancalieri che, per chi non lo sapesse, sono due comuni vicino a Torino. Eppure, Silvio Porzionato (1971) sta avendo successo ben oltre questo territorio d'elezione. Le sue ultime mostre personali e collettive, nel 2015 e 2016, si sono tenute negli Stati Uniti tra Chicago, Illinois, e Miami, Florida. In Italia è rappresentato (e coccolato) da Fabio Senesi della Liquid Art System con sedi a Capri, Positano, Londra, Istanbul. Nel contesto dell'arte contemporanea brutta, Porzionato ha il «difetto» di dipingere bene, con l'aggravante di essere un figurativo e di fare ritratti. Il suo è un talento naturale che dall'algida precisione dell'iperrealismo in bianco e nero, può virare alla frenetica esuberanza colorata del gestuale, sempre con il medesimo sorprendente risultato. Qualche anno fa, per stupire, aveva prodotto un'istallazione, «Codice temporale», con 112 ritratti di piccolo formato, quasi una galleria di specchi che riflettevano le varie età dell'uomo dall'infanzia alla vecchiezza, tutti della stessa intensità e significanza. Ovvio che la dimensione più impressionante è il grande formato che Porzionato tende a prediligere: i volti raffigurati in close-up statuari (spesso presi nella posa frontale che può ricordare il lavoro del primo Chuck Close), pur rappresentando persone comuni hanno la forza di far dimenticare la dimensione privata tipica del ritratto, e al contempo hanno la potenza di farsi icone, quasi fenotipi del genere umano, catalogato nella sua svariata molteplicità e dunque salvato dalla sparizione, reso eterno dallo sguardo dell'artista.