Un posto a teatro

Teatro psicosomatico, per voci, intenzioni e atti osceni di Else e del bel mondo primi '900 in vacanza a San Martino di Castrozza. A ricordo della qual vacanza in fondo al palco ci sono casette di bambola ed erba di plastica. In proscenio - per un'ora e venti che vola via senza intervallo - circondati da un pubblico cui è richiesto (intrigante l'effetto finale) di indossare un camice verde autoptico, ci sono Lucrezia Guidone, prodigiosa, e Martino D'Amico, diretti da Federico Tiezzi. A Milano ancora domani, al Teatro Melato, e poi a Roma e in tournée, è La signorina Else pensata da Arthur Schnitzler nel 1924. Proprio quella, sì, fedelissima, perché lo spirito del '900 rivive eccome, complice un trio che suona dal vivo, con idiosincrasie morali e ferocia del capitale giudici supremi e sintomo e angoscia a far da contrappunto. Else è su un tavolo da obitorio, suo letto, scranno, destinazione/dannazione, e «da morta» si narra, un po' Virginia Woolf, un po' Alice: post adolescente viennese che amerebbe civettare, ma quando è costretta a farlo con un ricco e laido amico di famiglia per salvare il padre dalla rovina, non regge alla pressione. Sarebbe stato facile, e didattico, cadere nell'attualizzazione, ma la compagnia Lombardi-Tiezzi ci lascia autonomi nei rimandi alla cronaca. In Schnitzler c'è però l'inconscio in letteratura, soprattutto Freud (i due si scrissero molto), e Tiezzi - che si è fatto le ossa sull'Austria psicoanalitica con Freud o l'interpretazione dei sogni la scorsa stagione - crea un transfert perfetto, con la puntuale collaborazione drammaturgica di Sandro Lombardi.

LA SIGNORINA ELSE - Milano, Teatro Melato, fino a domani. Poi a Roma e in tournée