Un posto a teatro

Difficile dar torto a chi dice che il Sogno di una notte di mezza estate per la regia di Massimiliano Bruno non è Shakespeare. La fedeltà al testo si perde, cannibalizzata da una full immersion circense tra musiche, fumi, danze e ammiccamenti che mutuano da ogni genere tranne che dal teatro classico. I personaggi sono parodia di se stessi e il ruolo è scavallato, anzi travolto, da un suo doppio deforme: la regina degli elfi Titania-Violante Placido è un'eroina Marvel, il re Oberon-Augusto Fornari provocatorio queer, il folletto Puck-Paolo Ruffini clown surreale ai limiti dell'idiozia, le scene fagocitano il mood con uno sfolgorio da carro allegorico. Eppure, non tutto del Bardo è perduto e l'esperimento vale la visione. Le coppie di giovani amanti ingannate dalle fate nella notte magica, seppur a tratti bigino da palco dei tronisti tv, son tenere, misurate. Ma è la «compagnia degli artigiani teatranti» che conquista: ri-messo su un palco (è lì che ha cominciato), il cinematografico Stefano Fresi, qui Bottom, si trasforma in mattatore irresistibile e trascina, con tempi comici da macchina da guerra. Se a questo s'aggiunge che Violante Placido canta e balla come se avesse quel corpo da favola che gli schermi a volte le castrano in favore del bel viso, ecco che lo spirito dispettoso di Shakespeare rivive: per sovvertire e immaginare si parte anche dai visceri, non solo dal cervello. Come «commedia musicale» - in gara con Aggiungi un posto a tavola, in trionfo al Teatro della Luna fino a fine marzo - ci può stare: ci si diverte.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE Milano, Teatro Manzoni, fino al 17 marzo, poi in tournée.