Un posto a teatro

Juan Mayorga, il drammaturgo madrileno autore di questa pièce ma anche ex insegnante, insiste nel dire che lo spunto gli è venuto dritto dalla scuola. E infatti ci sono un professore di liceo, sua moglie, un compagno di classe, Rafa, i suoi genitori e un ragazzo, Claudio, quello «dell'ultimo banco», protagonista - anche se lo spettacolo non ha veri primattori - perché incarna l'ossessione che abita le menti di tutti. La verità però è che questo testo è molto più che vita di classe o ritratto di classi sociali (borghesia meschina contro revanchismo culturale dei meno abbienti): Claudio si introduce nella vita della famiglia di Rafa come un entomologo in un vespaio e fornisce al suo professore, in temi «a episodi», materiale a metà tra voyeurismo e letteratura. Presto però dovrà entrare nel quadro, sporcarsi la coscienza, pagare un prezzo: è un gioco delle parti che sfiora il thriller psicologico, come ben comprese Ozon, che ne fece il soggetto del bellissimo film Nella casa, in cui il magistrale Fabrice Luchini era nel ruolo che è ora di Danilo Nigrelli, il professor Germàn. Nella godibile, anche se un po' lenta, regia di Jacopo Gassmann le soluzioni cinematografiche non mancano, tanto che l'incastro matematico delle azioni e le ottime scene di Guido Buganza spesso prendono il sopravvento sulla prova d'attore. Se però fino all'ultimo aspettiamo sulla corda che si compia un gesto irrimediabile, il merito è del giovane Fabrizio Falco, che porta sulle spalle due ore di tensione di scena con consumata naturalezza.

IL RAGAZZO DELL'ULTIMO BANCO Milano, Piccolo Teatro Melato, fino al 18 aprile.