Potere al telecomando Ti presento i Dogo, ma anche no

Se li prendi dal lato della morale i Club Dogo sono da avvilimento planetario. Ma anche se li prendi dal lato estetico non si scherza. Difficile non dar ragione a Faso, il bassista di Elio e le Storie tese: un verso come «sto lontano dallo stress, fumo un po' e gioco a Pes» (una versione di calcio alla playstation ndr) fa abbastanza schifo, non ha nulla da dire ai giovani: tutto vero. Quanto a volgarità, pure gli Elii non si tirano indietro. Meglio girare alla larga da certe vette e dare un'occhiata a Club Privé - Ti presento i Dogo (Mtv, lunedì ore 22). Calcetto, salsicce, rap e strip club: i Club Dogo sono «una comunità di valori, intenti e speranze», si spinge a dire Roberto Pedicini, voce narrante del docu-reality. Parlano gli amici della band, il tour manager Emi Lo Zio, la moglie di Guè Pequeno, il padre di Jack La Furia, l'amico di Don Joe. Tutti geni, tutti artisti, ora che il successo è consacrato dal disco d'oro e dal megaconcerto dell'Alcatraz, «una bomba» assicura Don Joe. Pedicini cita Kierkegaard e Hegel per introdurre il backstage de Il ragazzo della piazza spiegato come segue. Guè Pequeno: «Il ragazzo della piazza che è dentro di noi ce lo portiamo dentro...». Jake La Furia: «Una volta non c'erano i telefonini, telefonavi a casa ma il tuo amico non c'era, andavi in piazza e sapevi che lo trovavi». Quanti anni ha La Furia? Un altro dei must del gruppo è la filosofia del «far serata... all'insegna del divertimento». Fenomenologia del cazzeggio. Col suo disimpegno, la tribù urbana che galleggia sul nichilismo può persino catalizzare. Qualche anno fa Roberto Cotroneo dedicava un libro a suo figlio intitolato Chiedimi chi erano i Beatles e Andrea Barzini diresse Volevamo essere gli U2. Le nuove generazioni punteranno a «far serata» con i Club Dogo.
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di Maurizio Caverzan