Povero Cervantes, vittima del Bardo

di Daniele Abbiati

River Phoenix morì il 31 ottobre 1993, come Federico Fellini. Fu dunque «dannato» (oltre che «bello») anche nel giorno della scomparsa, il bravo e giovanissimo attore, almeno per il pubblico mondiale dei cinefili. Né bello, né dannato fu invece Miguel de Cervantes, il quale tuttavia sconta ancor oggi, dopo quattro secoli, la scomoda (quasi) condivisione del giorno della dipartita con William Shakespeare. Ora più, ora meno: 22 contro 23 aprile. Il fuso orario della Storia, fra Madrid e Stratford-upon-Avon, è largo e pesante molto più di quello geografico, e penalizza il Maestro spagnolo a vantaggio di quello inglese. Il destino sa essere davvero donchisciottesco, sa burlarsi di tutti, ovunque e sempre, persino nel momento dell'estremo saluto. Da quattrocento anni le celebrazioni shakespeariane relegano quelle cervantine al ruolo di comprimarie, il mattatore oscura il caratterista. Ma che carattere, e che preveggenza shakespeariana cogliamo in queste parole del povero, grandissimo Miguel: «Nel funesto momento il tuo riso faccia conoscere che tu della mia morte ti allegri. Se non che è troppa semplicità il porgere a te questo consiglio, mentre so che tu ti fai gloria di accelerare il fine della mia vita». Requiescat in pace. E in sublime compagnia.