Asia Argento gioca con la sua vita

Presentato "Incompresa" nella sezione Un Certain Regard. Una bimba, due genitori eccessivi, gli anni ’80: la storia c’è

Incompresa, di Asia Argento, presentata ieri nella sezione «Un Certain Regard», non c'entra niente con Incompreso, di Luigi Comencini, il film che negli anni Sessanta fece piangere legioni di spettatori. Racconta sì di una bambina di nove anni, Aria (Giulia Salerno), che soffre della separazione violenta dei propri genitori, non si sente amata dalle sorelle, è sballottata dalla casa della madre a quella del padre, ma la chiave scelta dalla regista non è tanto quella della difficoltà di farsi amare, quanto della volontà comunque di resistere, di trovare la propria strada. Asia Argento, alla sua terza regia, ha detto: «Non sono la psicologa di me stessa, è un film personale, non autobiografico, non terapeutico: tutta l'arte è autobiografia, diceva Fellini, ma la perla è l'autobiografia dell'ospite».

In modo non banale, la Argento costruisce un film un po' in eccesso quanto ai caratteri, in particolare i genitori (Charlotte Gainsbourg è una sorta di musicista ninfomane, Gabriel Garko, un attore superstizioso e abbastanza cane), ambientato in un'Italia degli anni Ottanta dove non esistevano né i telefonini né Facebook e i ragazzini per incontrarsi si dovevano vedere.

Ne viene fuori una storia che si segue, dove forse la bambina ha uno sguardo un po' tropo maturo per l'età che dovrebbe avere, ma a cui Giulia Salerno presta una recitazione pulita, senza sbavature, cosa che non si può dire dei genitori, caricaturali anche nel modo di parlare e di agire. Se è voluto, rende il tutto poco credibile, se è fortuito vuol dire che la Argento riesce meglio con gli attori bambini che con quelli grandi.

Buon per lei.