Preti, ospedali, sorrisi. La tv che fa ascolti è cattolica e sociale

Fiction e reality sono sempre più attenti agli "altri". Ma il rischio buonismo è sempre dietro l'angolo...

Una fiction ambientata in un ospedale per adolescenti. Un programma che rimette in contatto familiari lontani da decenni. Una serie di reportage realizzati da vip e semi-vip in campi profughi e situazioni estreme nei Paesi del Terzo mondo. Sono alcuni dei programmi della nuova Raiuno di Giancarlo Leone. Nella quale, non va dimenticato, al giovedì e venerdì si avvicendano in prima serata il campione d'ascolti Don Matteo e la suor Germana (Virna Lisi) di Madre, aiutami. È nato un nuovo filone editoriale, un tentativo di nuova televisione che potremmo chiamare catto-social-tv, o tv del sociale. Una televisione più attenta a ciò che succede fuori, nella quotidianità, dove si vivono momenti difficili nel mondo del lavoro, nelle famiglie, quando sei spiazzato da una malattia. In un certo senso anche il nuovo Boss in Incognito di Raidue, con Costantino della Gherardesca che accompagna un capo-azienda mentre si affianca ai suoi dipendenti nei lavori più semplici, appartiene a questa «tv altra». Non solo giochi, varietà, evasione. Ma il tentativo di coinvolgere la tv nella presa di coscienza dei bisogni comuni. «Non posso certo dire che solo ora Raiuno si è accorta dei temi sociali», premette il direttore Giancarlo Leone: «L'attenzione alla realtà è nel dna della rete. Una rete che deve divertire e far evadere, ma deve essere più vicino possibile a ciò che viviamo in questo tempo. Quello di Raiuno è un racconto della contemporaneità che inizia con Unomattina e prosegue con La vita in diretta...». Tuttavia, si ha l'impressione che con Mission prima, Così lontani, così vicini dopo e ora con la serie Braccialetti rossi, questa linea editoriale si stia precisando. Attorno alla serie riadattata da Palomar e Giacomo Campiotti dell'originale spagnolo Polsere Vermellos si addensava un certo scetticismo. Invece il superamento alla prima puntata del 20 per cento di share fa capire che il pubblico per questo tipo di racconto esiste. «Quando si realizzano operazioni di questo tipo, per non crollare negli ascolti si punta su un cast rassicurante di volti riconoscibili dal pubblico della rete. Ma essendo la serie originale incentrata sui ragazzi, avremmo dovuto stravolgere tutto. Abbiamo rischiato, oltre che nella scelta della storia e nel linguaggio, anche nella composizione del cast. Il risultato è stato un abbassamento dell'età media dei telespettatori da 59 a 54 anni».

A una prima analisi si ha la sensazione che le serie siano più congeniali alla tv del sociale di quanto non lo sia l'intrattenimento pur inteso in un'accezione allargata. Leone concorda: «La fiction è il linguaggio principe per raccontare queste storie. Non sempre funziona. Una volta serie e miniserie erano garanzia di ascolti elevati. Oggi, in presenza di 78 canali digitali gratuiti e di altre decine e decine di satellitari a pagamento e no, non ci sono più certezze. Sicuramente la fiction di Raiuno si differenzia da quella di altri competitor perché più esplicitamente collegata all'attualità. Nelle prossime settimane, per esempio, trasmetteremo la miniserie Il giudice meschino con Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, Don Diana, poi L'oro di Scampia con Beppe Fiorello».
Nel campo dell'intrattenimento e degli show invece c'è parecchia strada da fare. Raiuno ha puntato su Al Bano che si è mostrato un testimonial efficace. Così lontani, così vicini è stato un esperimento impegnativo, fuori dagli schemi abituali della rete. «Certamente - riprende Leone - si è trattato di una strada nuova per linguaggio, senza studio e diretta, basato sul racconto per immagini fatto in post-produzione. Le prime quattro puntate sperimentali sono cresciute fino al 18 per cento: c'è materia per proseguire». Altri progetti in questa direzione sono in fase di studio. Niente anticipazioni, però. Piuttosto, una precisazione a proposito delle critiche di tv buonista e politicamente corretta. «Personalmente credo nella tv buonista e politicamente corretta. Non li ritengo disvalori. Non voglio certo una tv antibiotico del mondo. Ma se in un momento di caos e confusione generalizzata Raiuno riconquista centralità confermandosi rete affidabile e solida eppure capace di rinnovarsi, non posso che esserne felice. In questo senso rivendico anche don Matteo e Suor Germana interpretata da Virna Lisi, due figure rassicuranti, però viste in situazioni non convenzionali». Forzando un po' si potrebbe persino dire che si tratta di una televisione che prova ad essere attenta alle «periferie geografiche ed esistenziali» spesso richiamate da Bergoglio. «Non vorrei accostare il sacro (del Papa) al profano (della tv)», frena il direttore di Raiuno. «Ma più seguo l'attività di Papa Francesco e più sono convinto che si possa cambiare e migliorare con atti di fede rinnovati, che nel caso del linguaggio della televisione significa avere il coraggio di osare e al contempo non ripudiare se stessi».

Commenti

berserker2

Ven, 31/01/2014 - 10:43

Dopo le coop rosse e l'associazionismo catto/sinistrato che si sono buttate a capofitto nel ricco e di poco impegno businnes dell'accoglienza, della solidarietà da 4 soldi, potevano le produzioni televisive ignorare sto mercato facile ed in espansione! Sembrerebbe che la maggioranza degli italiani si fa ancora abbindolare dal buonismo politicamente corretto e allora e vai di "fiction" con la retorica della povera risorsa che c'ha sempre ragione, contrapposta al cattivo e bieco italiano razzista, o che si scontra con l'ottusità della burocrazia nostrana. Tutto fa brodo. La RAI poi quando si tratta di buttare soldi in cazzate buoniste non si tira mai indietro.

Ritratto di fritz1996

fritz1996

Ven, 31/01/2014 - 18:41

Un abbassamento (temporaneo, ovviamente) dell'età media dei telespettatori da 59 a 54 anni? E questo sarebbe un grande risultato? Rai1, e la Rai in generale, si conferma come una televisione per vecchi, poveri e ignoranti, cioè per gente che non ha di meglio da fare. E non saranno articoli ossequiosi come questo a cambiare questo dato di fatto.