Primari con il pallino della Fusion. I "Docs in Jazz" curano i malati di musica 

Vengono dai più prestigiosi ospedali romani i nuovi virtuosi dei locali capitolini, i "Docs in Jazz". Imminente il disco d'esordio.

Inutile ribadire il buon livello del panorama musicale romano. Ormai è un fatto assodato. Ma che la portata della proposta venga apprezzata (e molto) ben oltre i confini del raccordo anulare fa piacere. E dimostra che la musica suonata bene non passa mai di moda. Grazie a quel meraviglioso anarchivio che è YouTube abbiamo saputo che il gruppo Tree Gees, da una decina d’anni la cover band ufficiale dei Bee Gees, ha fatto il botto grazie all’inedito «Sweet Embrace». Un brano talmente bello e fedele ai canoni (anche vocali) dei fratelli Gibb che lo stesso Barry (l’ultimo rimasto dei quattro, c’era ance Andy) l’ha benedetta sul profilo Facebook regalandogli l’attestato di canzone degna dei Bee Gees. Clamoroso, non c’è che dire. E ora, questi quattro (neanche troppo) ragazzotti fanno il pieno ogni fine settimana in un noto locale di via Crescenzio cantando in falsetto alla maniera dei fratelli Gibb.

Ma non ci sono solo loro, tutt’altro. Fa notizia un ensemble chiamato «Docs in Jazz», che da quattro anni riempie i club romani con una fusion suonata egregiamente. Di solito si esibiscono al Gerbillo Furioso di via Germanico 103 (sempre zona Prati) e stanno per incidere un album. Entreranno in studio la prossima settimana. Conterrà, oltre ai consueti standard jazz, anche alcuni inediti, tra i quali dovrebbe spiccare il brano "Behind the Sea" scritto dal pianista Giuseppe Teofili. Sono tutti medici o comunque operatori nel settore sanitario. Al sax tenore c’è Marco Verrecchia che lavora in ostetricia al San Filippo Neri. La cantante, bravissima, è Karen Smith, figlia di infermieri. Al pianoforte, come detto, Giuseppe Teofili, al basso Giacomo Olivi, chirurgo maxillo-facciale al San Camillo, alla batteria l’appassionata Silvia Giuliani, radiologia vascolare del San Camillo. Infine, al sax alto Salvatore Cisternino, radiologo del San Camillo. Un gruppo affiatato e che si diverte.

Il repertorio spazia e cerca di non annoiare, perché unisce a seriosi standard jazz - fai conto Herbie Hancock (convincente l’interpretazione del superclassico Watermelon Man), Thelonious Monk, Davis - qualche incursione tra pop e fusion. E allora basso e batteria fanno scintille sulle note di George Benson, dei Crusaders, di Al Jarreau e dell’inevitabile (che non è un complimento) Norah Jones. Ma c’è di che godere. Consigliatissimi a chi non si accontenta del sottofondo e vuole provare emozioni. Appuntamento il 9 giugno al teatro di Villa Glori.