Prodezze di nani, buffoni e villani

In mostra a Firenze il mondo con cui i signori si divertivano nel '600

Maurizia Tazartes

Conoscevamo nani e buffoni di Velázquez. Ma adesso conosciamo anche i nostrani, fiorentini, usciti dai depositi di Palazzo Pitti. Una trentina di dipinti, di artisti noti e non, raffiguranti buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici sono riuniti in una mostra curiosa a Firenze nell'Andito degli Angiolini dello stesso Palazzo (sino all'11 settembre, catalogo Sillabe). il mondo sconosciuto con cui i signori si divertivano, quello di casa cui si affezionavano. Nani e buffoni erano considerati giocattoli viventi, meraviglie della natura, ma anche preziosi e spregiudicati consiglieri. Ciascuno di loro è esistito, con una sua storia reale e una biografia ricca di dettagli umoristici. C'è il grande nano di Bronzino, Braccio di Bartolo detto il Nano Morgante, che con la sua grossa mole dipinta davanti e dietro (doppio ritratto) domina tutto l'ambiente. Ha una grossa, meravigliosa, farfalla sul pube, uscita fresca dal restauro di qualche anno fa. C'è la Nana di Violante di Baviera, in realtà Angela Biondi, dipinta prima del 1707 dal veneziano Niccolò Cassana. Piccola, elegante, la bianca parrucca ricciuta, un cesto di fiori in grembo, il paesaggio idilliaco. Per questo dipinto il Gran Principe Ferdinando ringraziava il pittore in una lettera del 3 settembre 1707. La chiamava la Nanina con affetto, perché era una dama di corte della moglie Violante di Baviera, che se l'era portata a Firenze dal suo paese nel 1689. Qualche anno dopo per l'Angiolina nana verrà fatto fare un bel vestito. E quel Buffone detto Meo Matto ritratto prima del 1640 dall'anversese Giusto Suttermans? Il granduca lo aveva pagato nel 1630 per aver eseguito dei capitomboli.