Il professor Croce a domanda risponde

I grandi pensatori del passato, lo sappiamo, avevano una grande ambizione: creare una biblioteca infinita dove raccogliere tutto lo scibile organizzato in tassonomie. Quella che, soprattutto per gli intellettuali del XVII secolo, era un'ossessione, oggi risulterebbe una battaglia persa in partenza. Ai tempi di internet e della società liquida è impossibile ogni organizzazione tassonomica del sapere. Meglio immaginare una «enciclopedia infinita», come quella pensata dalla Società Dante Alighieri, che si faccia contenitore di idee con piccole monografie agili e divulgative. Che mantengano ovviamente il crisma scientifico, ma mettendosi alla portata di tutti.

Una delle costole della nuova Enciclopedia infinita è la collana «19 domande», inaugurata recentemente con il volumetto dedicato a Benedetto Croce. Rosalia Peluso, ricercatrice della Federico II di Napoli e autrice di un Lessico crociano, risponde alla diciannove domande di Valeria Noli. Un modo per attualizzare il pensiero crociano, ma soprattutto per renderlo più appetibile anche alle giovani generazioni grazie al formato del libro-intervista. Un sistema che consente anche un ritratto inedito del pensatore. Quando si parla, a esempio, del tanto celebrato rapporto Uomo-Natura (punto nodale in tanti sistemi filosofici), bisognerebbe ricordare che il Croce ministro del Regno presentò (era il 1920) un disegno di legge per la «tutela delle bellezze naturali, paesaggistiche e per gli immobili di particolare interesse storico». E non è un caso che il primo parco nazionale italiano sia quello d'Abruzzo, voluto da Erminio Sipari, cugino del filosofo.

Il Croce che emerge da questo ritratto in pillole è un gigante del pensiero, un pioniere della cultura, un vero maestro. E soprattutto l'unico vanto internazionale dell'Italia di allora. La sua rivista La critica è forse l'esempio più riuscito di cosa possa voler dire «impegno militante». Croce è il primo a occuparsi delle novità editoriali, spesso anticipandone l'arrivo nel nostro Paese, leggendo direttamente in originale. Rosaria Peluso ricorda, a questo proposito, la posizione netta che Croce prese all'indomani della pubblicazione del discorso di rettorato di Martin Heidegger L'autoaffermazione dell'università tedesca (1934). Un discorso che Croce bocciò senza riserve come atto di «prostituzione» della filosofia al nazismo. Una posizione scomoda, la sua, che gli valse anche una «visita dello stato etico» (ironica descrizione che fece di un'azione punitiva a Palazzo Filomarino). La forza del Croce, il suo prestigio si misurarono proprio nell'indignazione e nelle proteste che piovvero per questo episodio da tutto il mondo.

Croce, ovviamente, aveva, come tutti, i suoi punti deboli. Uno di questi è rappresentato dalla sua posizione nei confronti del pensiero femminista. Tutto parte dalla sua critica alle «turbolenze dell'Io», a quella propensione della letteratura moderna verso il «confessionalismo» e l'autobiografismo proditorio. Propensione che definisce appunto femminile, e della quale indica in d'Annunzio, Jean-Jacques Rousseau e Proust i campioni. E pensare che la sua vita è stata caratterizzata da una forte presenza femminile. A partire da sua madre, Luisa Sipari, che gli trasmise l'amore per l'arte, per poi passare ad Angelina Zampanelli (la prima compagna) e ad Adele Rossi, dalla quale ebbe quattro figlie (Elena, Alda, Lidia e Silvia). «Le risposte - scrive il vicepresidente della Dante Alighieri Paolo Peluffo nell'introduzione del volume - ci fanno ritrovare il gusto di un pensatore che scopriamo tragico, europeo, appassionato decostruttore di ideologie e miti, nemico giurato di ogni teologia moderna». Un maestro, insomma, da interrogare di nuovo.