«Provate voi a recitare con robot giganti e persino invisibili»

da Los Angeles

Mark Wahlberg confessa che duettare con orsacchiotto digitale, quello di Ted, è stata un'esperienza istruttiva. Ma come, a 42 anni e pezzo da novanta a Hollywood ancora a giocare coi peluche? «Intendo dire che Ted è stato un ottimo banco di prova per Transformers: parlare e interagire con uno spazio vuoto non è facile come si tende a credere. E in Transformers a volte me la dovevo vedere con otto Autobot alla volta. La grafica digitale richiede immaginazione». Scherzi a parte, Wahlberg ce l'ha messa tutta per rendersi credibile nel ruolo umano protagonista nel nuovo Transformers - L'era dell'estinzione, in uscita il 16 luglio sugli schermi. «Guai a definire questo kolossal da 165 milioni di dollari un sequel. Dice il regista Michael Bay: «È piuttosto un reboot, un nuovo Transformers. Nuova linea narrativa e nuovi personaggi umani. Abbiamo completato una trilogia: forse è il primo di una nuova serie». Conferma Wahlberg, incontrato a Los Angeles: «È un film a sé stante. Io non ho mai fatto un seguito in vita mia». Ma non sta girando Ted 2? «Giusto, infatti parlavo al passato!». Nell'Era dell'estinzioneWahlberg rimpiazza Shia LaBeouf, protagonista dei primi tre film (del 2007, 2009 e 2011 - 2,7 miliardi di dollari d'incasso totale nel mondo), nel ruolo di un meccanico e aspirante inventore che scopre che il Tir che vorrebbe rottamare è in realtà un ibernato Optimus mascherato. Versione live-action dei giocattoli Hasbro, L'era dell'estinzione mette in scena una delle creature più amate dai bambini, Grimlock, l'iperattivo Dinobot che muta forma da robot a sorta di T-Rex metallico. Kelsey Grammer interpreta il presidente di un immaginario governo ombra che vorrebbe liberare il pianeta da ogni meccanico invasore. Wahlberg aiuta Opitmus Prime and company a sopravvivere.
Mister Wahlberg, in questo Transformers lei combatte come in Lone Survivor? America come Afghanistan?
«Non lo dica nemmeno per scherzo. Lone Survivor parla di vere vite umane. In Trans divento una sorta di diplomatico, di paciere tra stato e robot. Optimus ha perso fiducia nel genere umano e io cerco di convincerlo che c'è ancora del bene da qualche parte nel mondo».
È davvero difficile girare film in cui i protagonisti nascono solo dai computer?
«Il primo giorno di riprese ho dovuto recitare davanti a un robot gigantesco che non c'era, cosa che mi ha preso completamente in contropiede. Bisogna imparare ed adattarsi in fretta. Devi saper convivere col ridicolo tutto il tempo delle riprese per un film come Transformers o Ted. Non puoi dissimulare».
Perché allora ha voluto fare un film così?
«Avevo lavorato due anni fa con Michael Bay in Pain and Gain e lui mi ha convinto a sostituire Shia LaBeouf per un nuovo Trans. Non c'è guadagno senza sofferenza, continuava a dirmi, specie se vuoi far soldi. Io ho ormai un tenore di vita abbastanza alto e ci tengo a mantenerlo. Sono un padre di famiglia con quattro figli a carico. Produco la serie tv Entourage e, insomma, finché il ferro è caldo io lo batto e ribatto».
La vediamo muscolosissimo nel film. Ora lei appare molto più magro. Che è successo?
«Mi sono sottoposto anche io a trasmazione, un transformer umano, ma alla Matthew McConaughey. Subito dopo le riprese ho perso 30 chili per interpretare un professore di letteratura con problemi di gioco nel remake di 40.000 dollari per non morire, il film del 1974 con James Caan. Il bello è stato che mesi dopo Bay mi ha richiamato sul set per delle riprese addizionali. Quando mi ha visto così magro è sbiancato. “Che cavolo t'è successo? Non puoi apparire così!”. Solo con l'aiuto delle luci, make up e computer è riuscito a rendere invisibile la mia trasformazione».