Uno psycho-horror in salsa gallese che fa paura come Hitchcock

Daniele Abbiati

Prendete Gli uccelli neri di Hitchcock («figli» dell'omonimo racconto di Daphne du Maurier), aggiungete Il gatto nero di Poe e poi il «Black Dog» del folklore britannico. Se volete, insaporite con «il cane nero» che accompagnava anche sir Winston Churchill, quello della depressione. Mescolate con cura e trasportate il tutto in un inverno del brumoso Galles, dalle parti di Caernarfon. Otterrete il nerissimo Il cormorano di Stephen Gregory (Elliot, pagg. 124, euro 16,50, traduzione di Daniela e Monica Pezzella), gustoso piatto orrorifero da consumare lontano dai pasti. Ogni tanto un po' di vera, tradizionale paura giova alla salute del lettore, spesso tediato da acerbi vampiri acqua e sapone e da improbabili mostri in 3D.

Gregory, classe 1952, esordisce nella nostra lingua con questo romanzo uscito trent'anni fa, ottimo esemplare di psycho-horror, genere che è, come dicono a Derby, la città inglese dov'è nato, «la sua tazza di tè». Che sia anche il suo pane, lo conferma William Friedkin, «il regista del Male», oltre che di L'esorcista, con il quale ha collaborato per alcune produzioni hollywoodiane. Il cormorano del titolo è un uccello molto hitchcockiano nelle movenze e nella malignità quasi umana, ha l'indecifrabilità del gatto nero poesco e quell'aura spaventosa dei fantasmatici cani neri acquattati nelle campagne inglesi. Inoltre, è in qualche modo il frutto dell'inguaribile insoddisfazione del suo «padrone», un professore quarantenne stanco della vita scolastica. Desideroso di trasferirsi in un isolato cottage con la moglie-collega Ann e il bimbetto di undici mesi Harry, deve sottostare alla volontà post mortem di uno strambo zio: ti lascio in eredità la tranquilla dimora, ma a patto che tutta la famigliola si prenda cura del pennuto in questione.

Ben presto Archie, così viene battezzato, si rivela una maledizione. In un crescendo di situazioni disdicevoli che vanno dallo scagazzamento in salotto all'aggressione al gatto di casa, alle beccate assassine, alle fughe notturne, alla assurda pesca di anguille e sogliole sempre tenuto al guinzaglio dal carceriere-vittima, si giunge alla più inquietante: quella sorta di luccicanza (Shining...) che si accende nel piccolo Harry in presenza del corvo di mare. Brutto, bruttissimo segno... Le ali del cormorano sono nere come il mantello della Morte.