Quando accusava Berlusconi di sessismo

Predicava la parità di genere ma insultava la Meloni. Con la Boldrini invece soltanto miele

In pieno scandalo Weinstein e conseguente isteria collettiva da #Metoo, la paladina delle taliban femministe Asia Argento, grande accusatrice dell’ex produttore hollywoodiano, in pieno delirio misandrico, si esibiva in una serie di accuse contro la presunta mentalità maschilista dominante nel nostro Paese. In una surreale intervista al quotidiano inglese The Guardian, arriva ad affermare che la cultura patriarcale e la conseguente presenza di uomini «molestatori» fosse da attribuire all'avvento in politica di Silvio Berlusconi, che con le sue tv avrebbe inondato gli schermi italiani di donne «oggetto». Vecchia fisima femminista la demonizzazione della bellezza femminile e vecchia fisima di una certa sinistra la demonizzazione dell’avversario politico. Va da sé che quando le due cose si uniscono il risultato è sconcertante. Non contenta, la nostra eroina senza macchia e senza peccato, durante la Women’s March di Roma contro le molestie sulle donne, in piazza con pugno chiuso e kefiah, scriveva sul suo account Twitter: «Berlusconi ha lobotomizzato questo Paese. Dobbiamo impedire che torni al potere, questo porco». E ancora: «É molto difficile scardinare questo virus che è entrato nei cervelli». Al momento, quello che sarà difficile per la figlia del regista, sarà far dimenticare il fatto che mentre sbraitava contro Berlusconi e contro Salvini, nei confronti del quale aveva addirittura coniato l'hashtag #salvimmmerda, era intenta a tribolare con i suoi avvocati per risarcire (e mettere a tacere) un ragazzo che la accusava di averlo molestato sessualmente. Chissà in quale girone o bolgia infernale il divin poeta avrebbe collocato colei che imputava agli altri ciò che ella stessa avrebbe fatto. E chissà cosa ne pensa di tutta questa storia la sodale della Argento, quella Laura Boldrini che ha basato tutta la sua carriera, al momento invero decisamente appannata, sul femminismo isterico da #Metoo. Eppure la ex «presidenta» era stata una delle più accanite sostenitrici della causa argentiana, di cui condivide toni e metodi. Tanto che le due erano state le protagoniste nell’aprile scorso del Summit Women in the world di New York dove erano andare a testimoniare come in Italia il «sessismo viene servito ogni giorno come fosse un piatto di pasta». Anche la leader di FdI Giorgia Meloni stava mangiando un piatto di pasta seduta al ristorante in una foto che la moralizzatrice amica delle donne Asia postò sui suoi social corredandola la didascalia «la schiena lardosa di una fascista» e «il culo grasso di una ricca senza vergogna». Per la kompagna Boldrini invece solo miele: «In Italia ci hanno elette nemiche #1 perché dalla parte delle donne, della pace, la verità, le minoranze e gli immigrati. Promotrici di un cambiamento culturale: la parità di genere». Appunto, parità. Ora pretendiamo per Asia lo stesso trattamento che è riservato agli uomini accusati di molestie.