Quando l'olio e gli ulivi diventano anche vera letteratura

Felice Modica

Si deve al talento ed al coraggio visionario di Luigi Caricato, la nascita della piccola casa editrice Olioofficina, costola dell'omonima rivista di agricoltura online, che ogni anno organizza a Milano l'Olio Officina Food Festival. Figlio di agricoltori pugliesi, milanese d'adozione, Caricato (una laurea in teologia), per Giuseppe Pontiggia era «il papa dell'olio». È stato lui a inventare il termine oleologo (inserito tra i neologismi nel vocabolario Treccani), per descrivere il proprio lavoro di studioso. Dopo aver pubblicato decine di libri sull'argomento l'ultimo il magnifico Atlante degli oli italiani (Mondadori), è diventato editore, con due volumetti: Il volto umano dell'olio di Daniela Marcheschi ed È l'olio Bellezza. Viaggio letterario nelle culture dell'ulivo di Giorgio Barbaria. Marcheschi fa un'appassionata professione di umanesimo, individuando nell'agricoltura e segnatamente nella cura dell'olivo, la svolta civile che conduce a grandi conquiste scientifiche, materiali e morali. Non viene citato, ma si tratta dello stesso concetto espresso da Vincenzo Consolo in Vedute dallo Stretto e, soprattutto, ne L'olivo e l'olivastro. Spuntano da uno stesso tronco, i due simboli del selvatico e del coltivato, del bestiale e dell'umano, «come un presagio d'una biforcazione di sentiero o di destino, della perdita di sé, dell'annientamento dentro la natura e della salvezza in senso ad un consorzio civile, una cultura...». L'olio, dell'alimentazione, della luce, della medicina, perfino dell'Eros, simboleggia appunto il traguardo cui conduce una scelta di civiltà.

Barbaria, invece, descrive un appassionante viaggio letterario in cui l'olio, al pari della poesia, viene annoverato tra le cose più belle della vita. Il Mediterraneo come «Mare dell'Olivo», secondo l'espressione di Fernand Braudel. Più precisamente, la «trinità mediterranea» (grano, olivo e vite), triplice sostegno dell'uomo, concetto ripreso dalla Bibbia. Il volume attraversa il mondo greco-romano, l'ebraico-cristiano e quello ligure, cui appartiene l'autore. Sui primi due si fonda la nostra identità di uomini occidentali, il terzo racconta una regione che ha visto fiorire e anche amaramente svanire la coltura dell'olivo e la cultura dell'olio.