Quando Mao dava la caccia all'"Ultimo lupo"

Un morso al comunismo fra quadrupedi umani e magici paesaggi

Il lupo cattivo non esiste. L'uomo perfido invece sì e veste la giubba delle Guardie Rosse di Mao, che nei Sessanta della Rivoluzione Culturale guidata dal Grande Timoniere Mao Zedong alterarono gli equilibri naturali della Mongolia. Piazzando nella pacifica steppa trappole esplosive a base di dinamite; stanando i cuccioli di lupo nel ventre della terra, per poi schiantarli sulle rocce e inseguendo i capibranco con la jeep, per fargli scoppiare il cuore. Risultato? I lupi, privati della prole, presero a razziare le greggi di pecore. E oggi che ne sappiamo di più, sulla convivenza possibile tra uomini e lupi, possiamo apprezzare L'ultimo lupo (da oggi in sala), kolossal di Jean-Jacques Annaud, regista francese universalmente noto per Il nome della rosa e Sette anni in Tibet . Non a caso il romanzo di Jiang Rong da cui è tratto il film, Il totem del lupo (Mondadori), in Cina è libro di culto per la nuova classe dirigente, oltre che per gli ambientalisti e i giovani. Altro che Libretto Rosso : Jiang Rong è lo pseudonimo di Lu Jiamin, professore di Scienze politiche all'università di Pechino, arrestato nel 1989 mentre manifestava in piazza Tienanmen.

Inquadramento storico a parte, qui Annaud confeziona con maestria un film per tutti, girato tra magici paesaggi mongoli e primi piani avvincenti dei 25 lupi che «recitano» addestrati da Andrew Simson, a capo d'una cinquantina di coach. Per tacere delle cavalcate selvagge dei cavalli, affiancati dai lupi e ripresi dai droni nel turbinio d'una tempesta di neve: siamo dalle parti dello spettacolo naturale più affascinante, con un messaggio di speranza. Perché il giovane studente di Pechino Chen Zhen, spedito in Mongolia nel 1967 per civilizzare i nomadi locali trasformandoli in sedentari, s'innamora della specie lupesca e adotta un cucciolo di lupo, sottraendolo al massacro. Se il governo centrale vuole eliminare il nobile animale, il ragazzo farà di tutto per salvaguardare l'equilibrio tra uomini e lupi. E mentre in Italia oggi muoiono più lupi che in passato, informa il WWF, questo epos sino-francese e un po' western da 38 milioni di dollari mostra il lato accattivante del predatore. «Il mio film è universale, perché parla di rispetto: per l'ambiente, per gli altri, per le minoranze, anche animali. Dal Brasile alla Cina, ovunque la nostra esistenza è in pericolo. Mi darei una martellata in testa, piuttosto che lanciare un messaggio. Però tutti noi soffriamo la tragedia dell'inquinamento», spiega Annaud al Giornale .