Quando Ramazzotti andava a suonare per far piacere a papà

Esce l'autobiografia del cantante che racconta gli esordi da ragazzino, la paura di esibirsi sul palco e la carriera da star internazionale

«Suonavo e mi esercitavo con mio padre che mi stressava con il fatto che dovevo suonare, buttarmi sul palco. Litigavamo di continuo perché lui diceva che sarei diventato il cantante più famoso d'Italia, anzi del mondo! Io lo mandavo a quel paese, con il rischio che mi suonasse un ceffone da ribaltamento». Forse senza quell'insistenza ossessiva di papà, che lo faceva esibire su tutti i palchi con la sua chitarra - dalle feste dell'Unità alle cantine - Eros Ramazzotti non sarebbe diventato la popstar internazionale che è oggi e che viene raccontata nella sua ricca autobiografia Grazie di cuore (Rizzoli) dedicata dal cantautore alle sue legioni di fan. Tutti conoscono la brillante carriera di Eros, ma pochi ricordano i suoi esordi, su cui il volume si sofferma ampiamente con aneddoti e valanghe di fotografie... Eros da ragazzino non amava esibirsi in pubblico («non mi sentivo mai pronto per salire sul palco», ma amava la musica. «Suonare era l'unica cosa che mi facesse sentire bene», scriverà, e prendeva lezioni di chitarra (anche classica e jazz) pur amando i cantautori come Dalla e De Gregori. È proprio con Pezzi di vetro di De Gregori (tratta dall'album Rimmel) che comincia a farsi conoscere, partecipando ad un concorso di voci nuove dove riesce ad attirare l'attenzione del paroliere e produttore Franco Migliacci che però lo boccia inesorabilmente. Eros però non molla, anzi; ormai la febbre del palco lo ha preso e partecipa al Festival di Castrocaro, vinto quell'anno a pari merito da Zucchero e da Fiordaliso, mica due qualunque... Paradossalmente la sua voce nasale - suo marchio di fabbrica - non «cattura» i soloni della discografia, ma colpisce il nobile Lando Lanni della Quara che ha da poco fondato la casa discografica Drogueria di Drugolo, e lo affida alle cure di Roberto Galanti. Cominciò così per Eros la carriera artistica, con continui viaggi tra la sua Roma e Milano («che per me era una piccola Svizzera, anche se, quando scendevo in Stazione Centrale, non ho visto il Pirellone per vent'anni perché c'era la nebbia») e la ricerca di un produttore cui la DDD voleva affiancarlo. Fu contattato Ivano Fossati, che rifiutò (e anni dopo disse a Eros «quella è stata la tua fortuna») e arrivò l'ex cantante dei Profeti Renato Brioschi. Grazie a quel team e ai primi singoli, arriva il magico 1982 del Sanremo dove debutta nella categoria Nuove Proposte. Per l'occasione Ramazzotti scrive Terra promessa, litigando come al solito con papà per alcune frasi del testo (suo padre ci rimase malissimo perché Eros tolse dalla versione definitiva la frase «figli della luna, amanti delle stelle»). Nessuno nel team credeva molto nel successo, infatti prenotarono l'albergo per una sola notte. Quando Eros passò il turno dovettero affannarsi a cercare una nuova stanza d'albergo e quando vinse, durante la premiazione con Pippo Baudo, gli tremavano le vene dei polsi e si mangiò le unghie fino alla radice. Era scoppiato il fenomeno Eros Ramazzotti: valanghe di lettere e di telefonate volevano sapere chi era quel ragazzino smilzo con la faccia da duro, che fu accolto a Roma come un eroe. Il primo concerto di Eros fu il 7 aprile 1985 alle Rotonde di Garlasco, vicino a Pavia (suonò con la gamba rotta, perché si era infortunato con la Nazionale cantanti) e da lì conquistò il mondo. Già, una marcia trionfale che, due anni dopo, lo porta a inaugurare da noi la moda dei duetti con le star internazionali... Parte con il video di La luce buona delle stelle con Patsy Kensit, icona sexy dell'epoca. Un successo clamoroso, anche se lei rifiuta di partecipare alla scena sotto la doccia (scena in cui - scopriamo - non compare neppure Eros, che si sentì male la sera precedente e fu sostituito da una controfigura) che aprì la strada alle sue mille collaborazioni. Sei anni dopo gli angusti spazi di Garlasco, Eros è il primo italiano ad esibirsi al Radio City Music Hall di New York, in cartellone con star come Liza Minnelli: «Quel concerto rimane per me uno dei migliori. Fu lì che capii che la mia dimensione migliore dal vivo è al chiuso, possibilmente a teatro».