Ma quanto fa comodo a Renzi e a Fazio non avere più Giletti

Caso Giletti parte seconda. Come puntualmente annunciato da Dagospia, ieri il Corriere della Sera è uscito con la prima intervista di Massimo Giletti come nuovo volto di La7: «Rifarò L'Arena su La7. Fare altri programmi in Rai voleva dire comprare il mio silenzio. Con grande dolore, ho dovuto accettarlo».

Nella sua nuova versione in autunno, L'Arena dovrebbe andare in onda al venerdì in prima serata per cedere intorno alle 23 lo spazio al programma di Mentana (che quindi godrà di un grande traino). In previsione c'è anche la possibilità che Giletti debutti con una nuova produzione alla domenica, oppure con lo stesso format adattato. Il contratto è biennale e non sarebbe, a quanto si dice, «milionario». Per capirci, Giletti non va a guadagnare di più e quindi è da escludere che il suo trasferimento sia dettato da motivi economici.

Comunque, ora che tutto è chiaro, resta da comprendere lo scenario che ha portato uno degli uomini di punta Rai a lasciare Viale Mazzini dopo trent'anni, per di più da conduttore di un programma che nell'ultima stagione ha raccolto la lusinghiera media di 3 milioni e 100mila spettatori a puntata con il 19,4 per cento di share. Senza dubbio il direttore generale Mario Orfeo giusto l'altro ieri ha usato parole insolitamente dure per un protagonista ultradecennale della tv pubblica cui peraltro erano state offerte 12 prime serate su Raiuno e reportage dai fronti di guerra: «La cancellazione è stata una scelta editoriale» e «L'Arena nell'ultima stagione è costata 5 milioni mentre i ricavi sono stati 2,7 milioni». Come a dire, il programma non ci rendeva abbastanza ed è stato deciso di rimuoverlo dai palinsesti. Può essere, per carità, anche se, vista l'esposizione sui media e nel dibattito comune, L'Arena risulta da anni uno dei talk più commentati da una fascia assai trasversale di telespettatori, la stessa che ha dato a Giletti addirittura la possibilità di dominare gli ascolti del sabato sera con i suoi speciali di spettacolo.

Qualcuno, sempre per dar retta agli osservatori più attenti, vede nella drastica rottura lo scopo (molto renziano e di quella parte di Pd che ancora lo appoggia) di sopire le polemiche in vista delle prossime elezioni. Una strategia che, se verificata, aveva portato in passato - per altri protagonisti - violentissime contestazioni di stampa, polemiche e infiniti battibecchi in talk show infiniti. Stavolta la strategia molto «vaticana» del «promoveatur ut amoveatur» ossia del «promuovere per rimuovere» (a Giletti era stato offerto di più purché rinunciasse al «suo» programma) non sta creando all'apparenza molto disagio tra gli specialisti dell'indignazione a tutti i costi purché partigiana. Anzi. In più, sempre per riportare quanto si mormora nei corridoi Rai ma non solo, il trasloco di Giletti sarebbe assai gradito a Fabio Fazio, a questo punto assoluto dominatore della domenica di Raiuno. Il suo Che tempo che fa sarebbe l'unico «contenitore» di attualità e politica della giornata e non dovrebbe fare i conti con un'Arena assai agile a bordo di un linguaggio più agguerrito e meno snob. Insomma, un Giletti in meno e un Fazio ancor più libero. Mentre Enrico Mentana si ritrova a La7 un «competitor» di grande popolarità, per Fabiolo (come lo chiama Dagospia) ormai Raiuno è piazza pulita. Un'operazione, voluta o no, che lo trasforma in re della domenica di Raiuno senza neppure essere andato in onda per un minuto.

Commenti

cgf

Gio, 03/08/2017 - 09:57

e fare concorrenza a RAI 1 la domenica con un talk più brioso del noioso fazio? Non ci vuole poi molto...

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pipporm

Gio, 03/08/2017 - 11:20

Giordano, se Giletti è così di valore, perché non ha ingaggiato Mediaset? Personalmente mi è sempre sembrato uno a cui piace far "caciara" da uomo qualunque

marygio

Gio, 03/08/2017 - 16:03

ancora con sto giletti?...ma chi se lo caga?