Quegli "atti osceni" di Oscar Wilde

Tony Kushner ha elevato inni a proposito de I tre processi di Oscard Wilde, il testo di Moises Kaufman appena presentato col sottotitolo Atti osceni

Tony Kushner ha elevato inni a proposito de I tre processi di Oscard Wilde, il testo di Moises Kaufman appena presentato col sottotitolo Atti osceni. Con mestiere degno di Agatha Christie i due registi dell'operazione italiana, Bruni e Frongia, dentro un'aula di tribunale simile a un cimitero con arredi e altri mobili simili a bare grottescamente scambiati di segno, presentano il signore del massimo sberleffo ottocentesco nei panni di un dandy alla moda che travalica i secoli compiacendosi, come appare nella lusinghiera interpretazione di Giovanni Franzoni, di creare continuamente attorno ad ogni parola lo spazio Che è lo spazio giocoso di un'inedita messinscena teatrale. Perché sia il nemico giurato di Wilde, ossia il marchese di Queensberry, sia gli altri avvocati timorosi testimoni del famoso atto contro natura allora chiamato omosessualità i quali velano l'accaduto con parole alate sperando di confondere l'imputato, appaiono sinistri e risibili come e più delle streghe del Macbeth. Lo spettacolo assume quindi l'andamento, al di là della conclusione tragica che sappiamo, di un lungo scherzo con brio. Tanto più che, come la storia ci insegna, Wilde, sottoposto ad accuse che a parole dimostrano solo il suo divertissement nei confronti della platea che ieri lo accusava e oggi fanno solamente sorridere, giostra con abilità il proprio ruolo di sottile umorista nei confronti della regina Vittoria, per quello che era considerato un vizio impuro, al punto da contagiarne l'intera nazione.

I TRE PROCESSI DI OSCAR WILDE - Spoleto, Auditorium della Stella- Festival dei due Mondi.