Quella terribile scoperta: il kamikaze è tua moglie

In uscita due pellicole che affrontano le paure legate al terrorismo: L'attentat di Ziad Douiri e Il fondamentalista riluttante di Mira Nair

L'attentatore della porta accanto. La kamikaze nel letto. I confezionatori di bombe che, da innocui studenti, diventano terroristi. Su questo complicato universo di relazioni umane globalizzate, nutrite di sospetto e alienazione, si basa un genere cinematografico pronto a indagare dietro la facciata della reciproca diffidenza tra Oriente e Occidente. Un muro che, dopo l'11 settembre e la strage di Boston, si erge contro ogni aspirazione al dialogo, in nome dell'Io diviso così tipico della mondializzazione. E se è chiaro che occorre guardarsi le spalle pure in casa, perché i terroristi ci vivono a fianco, certi film ci ricordano come l'apparenza inganni. Né è un caso si tratti di thriller a sfondo sentimentale: certe esistenze, apparentemente normali, somigliano a slalom su campi minati. Ne Il fondamentalistariluttante dell'indiana Mira Nair, passata da Bollywood a Hollywood con disinvolto talento (è l'unica regista asiatica ad aver diretto Johnny Depp e Denzel Washington), i fondamenti del denaro e quelli del terrorismo s'intrecciano in un racconto a specchio, dove le multinazionali del profitto non fanno meno paura dei fanatici della Jihad. Il film (dal 13, distribuisce Eagle Pictures), l'anno scorso in apertura al festival di Venezia, s'ispira al romanzo omonimo di Mohsin Hamid, edito da Einaudi.
«Ho girato il film per tutti i giovani come mio figlio, nella speranza che possano essere forti e riconoscano il loro percorso pensante in quello del protagonista», dice la Nair, madre d'un ventunenne ed esperta degli ambienti che descrive in chiave di suspense. Al centro, il professore pachistano Changez Khan, cioè il rapper inglese Riz Ahmed, che grazie al mentore Jim (Kiefer Sutherland) emerge nel Gotha di Wall Street. Analista dotato, egli spicca alla Underwood Samson, specializzata in fondi d'investimento, e s'innamora di Erica (Kate Hudson), fissata con le installazioni: una snob della Grande Mela, che il pachistano vorrebbe sposare. Ma quando l'attentato alle Torri Gemelle scuote il loro rapporto - bella la scena in cui Changez, davanti alla tv, prova terrore e ammirazione guardando il crollo delle torri -, lui tornerà in Pakistan. E noi scopriremo un paese diverso da quello esibito dai media: tra raffinate case di Lahore e poesie in urdu, un'antica cultura si disvela a suon di musica sufi. E tutto è ricordato in flash-back, mentre il pachistano, seduto al caffè con un giornalista americano, forse spia della Cia, esplora i perché della sua riluttanza a sposare il fondamentalismo islamico.
Ha un debito con Terrence Malick, invece, L'attentat del libanese Ziad Douiri, il primo ad avere il permesso di girare in Israele, grazie al passaporto Usa. Ex-autista e assistente di Quentin Tarantino, Douiri s'è attirato l'odio della Lega Araba adattando per lo schermo l'omonimo libro di Yasmina Khadra. Ancora una storia d'amore sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese, ora nelle sale francesi e in odor di polemica, dopo le glorie ai festival internazionali. Girato con attori israeliani e palestinesi, il thriller segue la vita d'un chirurgo di Tel Aviv, che dopo una notte trascorsa a curare le vittime d'un attentato, scopre che la terrorista-kamikaze è sua moglie, in Cisgiordania icona dell'antisemitismo. Per capire la deriva psicologica della sposa, il medico andrà a Naplouse, in Palestina, scoprendo quant'è arduo conoscere chi si ha accanto.

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Lun, 10/06/2013 - 11:33

Due film fatti da musulmani più o meno occidentalizzati. Sarebbe interessante vedere un film sul fondamentalismo girato da un simpatizzante: chissà come la metterebbe...