Dopo quelli a Mastandrea applausi anche a Toni Servillo

Successo per «La ragazza del lago» dell’esordiente Andrea Molaioli

da Venezia

Va a finire che gli applausi veri, scroscianti e liberatori, quelli che fanno tornare il buon umore, se li beccano i film italiani delle sezioni collaterali della Mostra. Magari la pressione del concorso complica tutto, magari il pubblico dei cinefili giudica in una prospettiva diversa. Risultato: quasi dieci minuti di applausi, con risate sparse, ieri mattina per Non pensarci di Gianni Zanasi, starring Valerio Mastandrea, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston, sotto lo sguardo benevolo di nonno Monicelli, venuto a fare gli onori di casa. Calda accoglienza, alla stessa ora, anche per La ragazza del lago, esordio di Andrea Molaioli, con Toni Servillo, Fabrizio Gifuni e Valeria Golino. Il primo, selezionato per «Le giornate degli autori» (ne ha parlato in anteprima Pedro Armocida), è un'azzeccata commedia familiare di atmosfera romagnola; il secondo, preso dalla «Settimana della critica», è un giallo dal retrogusto metafisico, in stile Dürrenmatt, che il copione di Sandro Petraglia trasferisce dai fiordi norvegesi del romanzo di Karin Fossum, Lo sguardo di uno sconosciuto, ai panorami valligiani/lacustri della Venezia Giulia.
Così il poliziotto nordico Conrad Sejer si muta nel napoletano Giovanni Sanzio, trapiantato a Udine. Scontroso nel lavoro, tormentato da un rapporto difficile con la figlia, preoccupato per la salute dell'ex moglie malata di cancro, Sanzio indossa la faccia di Toni Servillo, l'attore preferito di Sorrentino. In questi giorni alle prese con il ruolo di Andreotti nel Divo, Servillo descrive così il suo personaggio: «Un uomo dotato di grande pudore, attento agli sguardi. Conduce un'indagine parallela sul crimine commesso e dentro la coscienza delle persone che incontra».
L'indagine scatta quando sulla riva di un laghetto viene ritrovato, nudo ma amorosamente composto, il corpo di una bella ragazza, Anna. Il referto dice: affogamento. Presto scopriamo che la fanciulla era malata, di lì a pochi mesi sarebbe morta comunque. In questo placido contesto pedemontano, dove la bellezza della natura viene oscurata da pulsioni segrete, forse pedofile, il poliziotto finisce per farsi risucchiare in un'inchiesta che ne mina le sicurezze. Nessuno è quello che sembra nella piccola comunità valligiana. Tutte le prove conducono al fidanzato della ragazza, ma Sanzio non ci sta: qualcosa gli dice che dietro l'omicidio si cela un senso di colpa mai sopito, una morte non proprio accidentale che ha sbriciolato una famiglia.
Tono meditabondo, musiche minimali, un male di vivere che lambisce tutti i personaggi. La ragazza del lago è un film orgogliosamente d'autore, dove la soluzione del caso risulta subordinata a un'indagine di tipo extrapoliziesco. Tra Maigret e Ingravallo, il commissario Servillo porta nel film il senso di un'irresolutezza esistenziale non nuova al cinema. Acuto, dolente, osservatore. E un po' accademia di se stesso.

Video che ti potrebbero interessare di Spettacoli