Ma questa sera si recita davvero a soggetto?

Credo che la citazione di Wittgenstein posta dal regista Federico Tiezzi come spiegazione razionale del suo modo di fare teatro ne testimoni il destino di teatrante. Smontando e rimontando con intelligenza sia il magazzino criminale del testo pirandelliano, sia il suo odio-amore per la scena in cui da sempre si avviluppa come in un grande mantello istrionico. In questo modo, gli attori che sognano e agiscono nella messinscena del grande siciliano evocano, come Luigi Lo Cascio nei panni del dottor Hinkfuss, i fantasmi della vocazione teatrale di Tiezzi. Amati e odiati nella maschera tenera e disincantata di Massimo Verdastro il Padre, in cui Tiezzi si specchia adorandolo nel momento stesso in cui ne annienta il meccanismo. Come la Sciantosa di Elena Ghiaurov che enuncia e si confonde nella maschera tragica della Mommina di Sandra Toffolatti in un gioco a incastro che rimanda a una disperata ricerca del Teatro che coincide con la vita. Inscrivendosi in un incubo che ha cancellato il sogno. Nel gioco a rimpiattino di quelle ossessioni che Giovanni Macchia identificava nella «stanza delle torture» dove Mommina recita il proprio addio alla vita. Qui torturata non tanto da un marito nevrotico, ma dal fantasma regista stesso. Che coinvolge tutta la compagnia nell'esaltazione dell'ultima utopia, lo spettacolo Questa sera si recita a soggetto.QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO - Milano, Piccolo Teatro Grassi fino al 24 marzo