In questo mondo esibizionista, un po' di mistero ci rende interessanti...

di Javier Marías

I n un mondo sempre più buffonesco e rumoroso, più spudorato ed esibizionista, forse è l'impassibilità ciò che maggiormente può attrarre e richiamare l'attenzione. Qualunque marchio cerca di farsi strada sgomitando e pestando i piedi, senza risparmio di provocazioni e urla assordanti. Anche i politici, i cineasti, gli scrittori, i musicisti, con le loro ansie di «originalità» e le loro pose di «genialità», tutti coloro che hanno qualcosa da vendere o semplicemente aspirano alla notorietà propendono all'eccesso. Il frastuono generale è tale che le voci rischiano di annullarsi a vicenda; i messaggi pubblicitari si giustappongono e si confondono, quasi nessuno ricorda quale azienda abbia lanciato un'immagine o uno slogan fortunato. Le capacità percettive dell'essere umano continuano a essere limitate, così come la memoria e l'attenzione, l'interesse e la concentrazione. Chi si sente sopraffatto, oppresso e strattonato finisce per farsi sordo e ignorare l'alluvione di richiami e sollecitazioni. Nulla è più controproducente della sensazione di assedio. Nulla è meno suggestivo della piena esposizione. Nulla suscita minore curiosità dell'eccesso di luce e di informazione. Nulla spaventa più dell'invasione.

Si è dimenticato in larga misura il potere del mistero, e quasi nessuno oggi ha il coraggio di essere schivo, ovvero di mostrarsi solo in parte per poi nascondersi, lasciando il ricordo di una fugace apparizione, tale che chi ha potuto goderne la rimpianga e desideri vedere di più. Se Shakespeare è ancora così vivo, quattrocento anni dopo la sua morte, è perché i suoi versi sono spesso enigmatici, ma non abbastanza da riuscire indecifrabili.

(traduzione di Maria Nicola)