"La rabbia e l'orgoglio fecero diventare Ali la farfalla della boxe"

Lo scrittore francese Alban Lefranc in una biografia visionaria racconta le origini del mito del ring: "Fu l'assassinio di Emmett Till che lo cambiò" 

No, niente guardia. La tiene bassa, da sempre. Sono gli occhi che si muovono e calcolano tutto, disegnano quel ring che solo lui può vedere. Le schivate sono ancora peggio. Non si abbassa a destra e sinistra, come da tre secoli si è sempre fatto, come vuole la scienza, i maestri e i manuali. Indietreggia senza piegarsi, con il busto che scivola via, a rischio di perdere l'equilibrio. L'invisibilità. È questo il primo segreto di Cassius Clay. Quello che si rivela a 13 anni. Quando ancora è un nero muto e parla solo con i fantasmi. Uno, in particolare. Uno che ha quasi la sua età: Emmett Till. Emmett massacrato il 28 agosto del 1955 a Money, Mississippi. La faccia maciullata, ore e ore di calci e pugni, uno a terra contro tanti. Perché? Perché aveva alzato lo sguardo su una donna bianca. Quel giorno Cassius Clay smette di avere paura. È allora che comincia il dialogo con il suo demone. È lì che l'umano e il divino si incontrano. Il corpo si fa verbo e poi s'incarna per l'ultimo sacrificio. Tutto comincia con un giuramento. «Ascolta, Emmett, ascolta la mia promessa: a te che non hai più una faccia, io darò la mia. Andrai per il mondo con i miei occhi e la mia bocca, sotto la protezione dei miei pugni». Alban Lefranc viene dalla Normandia. È bianco. Ha 38 anni, la boxe è una passione da palestra, raccontare storie il suo mestiere. Storie di uomini. Il romanzo come biografia. Lui diventa l'altro. Alban è stato Fassbinder. È stato Nico, una rockstar. È stato un militante del Raf. L'ultimo è l'uomo che un giorno sarà Muhammad Ali. L'ultimo è Il ring invisibile. Siamo a Roma. Qui dove Cassius vinse l'oro. L'inizio della sua avventura. Si mangia al Mamà, a Prati. Lefranc dice che la boxe è l'ultimo rito ancestrale, uomini che scommettono sulla morte, con spettatori che li guardano come voyeur, come pornografi. Clay ha usato tutti. Ha costretto il mondo a guardarlo. Gli ha aperto gli occhi. La magia di Clay è nel j'accuse di Ralph Waldo Ellison. Invisible Man (1952). Il nero per l'America è un uomo invisibile. Non ha volto. Non esiste. Ma l'invisibilità sul ring è la forza del «più grande». La fragilità diventa la sua danza. Clay non è più un corpo. Clay è una voce. Una voce che non smette più di parlare.
Una voce non puoi afferrarla?
«La voce ti sfida. Ti dice: voi non mi vedete, ma io esisto. E non solo esisto. Sono il più forte, il migliore. Sono il più bello. E le vostre donne mi guardano».
La regola d'oro della distanza: non permetterò a nessuno di avvicinarsi a me.
«Clay non scappa. Appare e scompare. Tenere lontani i pugni e i baci. Ma senza coprirsi, perché difendersi non serve a nulla. La guardia bassa invece ti costringe ad avere due corpi. Uno visibile e provvisorio, un corpo tentatore, offerto ai pugni dell'avversario. L'altro è quello dell'istante successivo, il corpo che anticipa l'affondo, quello che non c'è».
Joyce Carol Oates scrive in Sulla boxe: «La storia della boxe è la storia dei neri». La paura di Clay è di fare la fine di Joe Louis.
«Joe Louis diventa un corpo disfatto, tremante. È un mito mandato al macero contro i pugni di Rocky Marciano. Colpa del fisco dei bianchi che rubava i suoi risparmi. Il resto è una caduta nel gioco e nell'eroina, scivolando fino in fondo lungo la china della vergogna, buttafuori nei night di Las Vegas».
Anche Muhammad Ali è un corpo che trema, ma il motivo è il Parkinson.
«Sì, perché anche lui ha dovuto pagare un prezzo per la sua ribellione. È il no alla guerra del Vietnam. Sono i tre anni e mezzo di squalifica. Quando torna sul ring ha 30 anni. Non è più veloce come una volta. Non può più rendersi invisibile. Allora deve inventarsi una nuova strategia. La parola è costretta a incarnarsi. Impara a incassare. A prendere pugni. È quello che accade a Kinshasa contro Foreman. Lo sconfigge stancandolo. Prende tante di quelle botte e le sue mani già tremano. Ha già un principio di Parkinson».
Emmett Till è Cassius Clay?
«No, Clay è la vendetta di Emmett, ma allo stesso tempo è la sua antitesi. Emmett è Sonny Liston. L'avversario di Clay. Morto assassinato dai suoi padroni mafiosi. Il suo errore è affrontare i nemici caricando. Funziona fino a quando sei una sorta di Minotauro. Poi trovi un Teseo che ti abbatte. È quello che è successo a Tyson. Anche Tyson vendica Emmett. Ma è una vittoria che dura poco».
Clay è unico?
«Ha avuto un predecessore. Jack Johnson. Ma a lui mancava la voce. Siamo nel 1910 e il mondo non era ancora così piccolo».