Radiogiornale

Raccontare le partite di calcio alla radio è difficile. Ma raccontare le partite di calcio quando non si è abituati a farlo lo è ancora di più. In questi giorni, nella gigantesca sarabanda di radiocronache, colpisce il passo agile e competente di Fulvio Giuliani durante le dirette che Rtl 102.5 riserva agli Europei. Non è facile perché lui è uno speaker abituato a gestire (insieme con Giusi Legrenzi e Pierluigi Diaco) la delicatissima fascia oraria del primo mattino, che implica tempi e ritmi totalmente diversi da quelli del commento di una partita. Eppure, senza neppure troppa difficoltà, Giuliani è riuscito in poche partite a raggiungere un «balance» difficile da ottenere: quello della competenza senza troppa seriosità. D'accordo, deve interagire con il duo Pio e Amedeo (qualche volta troppo volgari), con gli ospiti e altri interlucutori, come il sempre fenomenale Paolo Pacchioni, che comunque attenuano la tensione e consentono di prendere fiato. Ma, ascoltando come racconta il calcio, Giuliani riesce a combinare la perfetta conoscenza della materia (difficile snocciolare senza incepparsi i nomi dei calciatori di Irlanda del Nord e Ucraina) con quello spirito da Tutto il calcio minuto per minuto vecchio stile, fatto di correttezza, precisione, garbo e sana partecipazione alla partita. Insomma, niente volgarità né, tantomeno, toni enfatici da sbarco sulla Luna. Un modo esemplare di esser parte dell'evento senza diventarne protagonista, mettendo però ogni ascoltatore in grado di capire che cosa accade su di un campo che non vede. Una rarità.