Radiogiornale

Enrico Vaime, che l'altro ieri ha compiuto 81 anni, è senza dubbio una delle colonne dello spettacolo italiano del Dopoguerra. E non è una premessa retorica per rinchiuderlo nel recinto sterile e autoreferenziale dei «venerati maestri». Tralasciando il suo passato da autore e scrittore, è in pista anche come conduttore radiofonico di un programma che, cambiando assetto e canale, va in onda su Radiorai dal 1978. Adesso Black Out è su Radio2 al sabato e alla domenica dalle 7.48 finché non inizia Miracolo Italiano di Fabio Canino e LaLaura. È un programma garbato e assai ironico del quale Vaime, con l'incedere lento ma cadenzato dei suoi interventi, è ovviamente il fulcro. Intorno a lui ruotano gli indubbi talenti di Federica Cifola, Neri Marcorè, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase che inventano, imitano e donano un indubbio eclettismo (programma a cura di Lucia Mosca, in redazione Giovanna Romano, regia Fabizio Trionfera).

Però c'è un però.

Black Out (specialmente in quella fascia oraria) è indubbiamente un unicum nei palinsesti radiofonici italiani ma paga l'inevitabile usura degli anni. Non tanto nella qualità delle battute, che sono legate a un umorismo tipicamente romano. Ma è in affano proprio nel «taglio» degli argomenti, spesso legato a cliché superati sia dal punto di vista politico che da quello sociale. Insomma Black Out è fermo al passato, talvolta anche remoto, e indugia troppo spesso su categorie di pensiero ormai vetuste. Un pregio per i nostalgici. Ma solo per loro.