Raffaello Baldini fra dialetto e diletto

Davide Brullo

Il «Meridiano» per Scalfari c'è; le poesie di Baldini niet. Fin dalla prima raccolta, uscita 40 anni fa, É solitèri, Raffaello Baldini è stato benedetto da un interesse critico acceso, costante. Insediato in tutte le antologie di pregio, fino a essere riconosciuto uno dei grandi maestri del nuovo millennio: ovvio, Baldini è il primo che ha usato il dialetto per fare filosofia pura e fessa, ai modi clowneschi di Buster Keaton ha associato le domande dilaganti di Giacomo Leopardi. Il paradosso è che non sono bastati i dieci anni dalla morte (28 marzo 2005) per avere una raccolta ragionata della sua opera poetica. Sul piano degli studi, però, qualcosa si è mosso. Il nuovo numero de Il parlar franco (Pazzini) è interamente dedicato a lui. Ma soprattutto c'è il tomo curato da Tiziana Mattioli ed Ennio Grassi per Raffaelli, dedicato ai materiali letterari di Raffaello Baldini. Prima del dialetto (Rimini, pagg. 310, euro 23), cioè al «Baldini in italiano».

I curatori allineano una possente mole di testi inediti o ignoti. L'arco cronologico va dalla tesi di laurea, discussa a Bologna nel 1949 con Felice Battaglia, su La morale aperta in Pascal, al primo vero libro dell'autore, Autotem, pubblicato da Bompiani nel 1967, «un piccolo capolavoro satirico» (così Umberto Eco in quarta) che sfotte, con rigori alla Giovenale e leggerezze da commedia all'italiana, il mito dell'automobile. Il bello del tomo, comunque, è altrove. Non tanto nella manciata di lettere inedite (spicca quella a Vittorio Sereni, del '68, in cui Baldini riconosce che «la lettera nella quale si dice che vengo assunto come redattore di Panorama, la devo a te»), quanto negli articoli scritti per il rotocalco Settimo giorno, per la Rivista Pirelli, per Stile Industriale e per Imago. Insomma, Baldini è lo spioncino per entrare in un mondo editoriale difforme e straordinario, facendo slalom tra riviste che ormai paiono stupefacenti dinosauri. Nello stesso anno (il 1955), il poeta scrive un reportage dalle Cinque Terre «non ancora contaminate dal turismo organizzato» e articoloni sui «minatori italiani in Belgio»; difende Lascia o raddoppia? e Mike Bongiorno dai «denigratori»; si occupa di calcio, discettando intorno a Gastone Bean, appena acquistato dal Milan («sarà il grande cannoniere indigeno che tutti aspettano?» - per la cronaca, non lo è stato). La tesi sostenuta dai curatori (in attesa di vagliare «l'archivio di Lello quando sarà disponibile») è chiara: Baldini «sin dagli anni universitari» era dotato di «una voce ferma, nutrita, lucida». Insomma, in attesa della benedetta opera omnia poetica, rivalutiamo Baldini come scrittore italiano.