Rarità, inediti, riscoperte Il vinile meglio di prima

Le vere mode non passano mai di moda. Specialmente se sono state passaggi epocali come quella del disco in vinile, autentico crocevia della cultura popolare nella seconda metà del Novecento. Magari si affievoliscono, sembrano appassite. Ma poi tornano, eccome se tornano. E così quella che sembrava l'iniziativa strampalata del nostalgico commesso di un negozio di dischi americano, tale Chris Brown del negozio Bull Moose di Portland nel Maine, in pochi anni è diventata un «cult» in tutto il mondo: un giorno interamente dedicato al vinile, con pubblicazioni fatte apposta, rarità, inediti, versioni alternative, remix e via così. Il terzo sabato di aprile, stavolta il 20. Tutto in vinile e guai a nominare le parole cd o mp3 o download. Senza troppi giri di parole, si chiama Record Store Day, letteralmente il giorno del negozio di dischi perché proprio lì, spulciando tra gli scaffali, come spiega anche Enrico Ruggeri qui di fianco, si sono formati i gusti di quasi tutti gli artisti che ancora oggi dettano il tempo della musica. Per quarant'anni il negozio di dischi è stato la piazzetta del villaggio della musica. E oggi il disco in vinile è diventato l'oggetto più alternative, anzi alternative vintage, di tutto il circuito musicale. Perciò non è un caso che tutti i grandi, da Bowie ai Rolling Stones fino a Nick Cave e Rem, e pure tutti i giovani più intraprendenti come Tame Impala non si lascino sfuggire l'occasione. E pubblichino vinili in edizione limitatissima, in media tra le 500 copie di Toy dei The Horrors fino alle 6.500 della versione live di Maybe I'm amazed di McCartney & Wings del 1976. Poche copie. Gioia per i fan. Certo, questo mondo è rock, spesso storico come quello di Deep Purple e Doors, sporco di blues e punk come il sorprendente No fun di Black Keys e Stooges oppure addirittura pesantissimo come quello di Avenged Sevenfold. Raramente è rap, salvo goduriose eccezioni come il favoloso picture disc dei Public Enemy con Planet Earth e The Rock and Roll Hall of Fame Greatest Rap Hit e anche Ready to die di The Notorious B.I.G.. E quando è pop, lo è con classe personalissima come nel caso di Bat for Lashes che pubblica una versione speciale di Marilyn registrata a New York con una chitarra acustica. E se qualcuno si chiedesse come mai l'imperdibile Johnny Marr degli Smiths strilli sulla copertina dell'inglese NME che «il Record Store Day è imperdibile», basta dare una veloce occhiata alle notizie dei giorni scorsi: per molti dei titoli era necessaria una prenotazione perché negli anni scorsi, quando Ac/Dc ed Eric Clapton hanno sbancato il mercato, a mezzogiorno del Record Store Day i dischi più ricercati erano già drammaticamente esauriti. Se vi capiterà, cercate Fist full of bees, il «dieci pollici» di Brian Jonestown Massacre, autentica gioia per i neopsichedelici, e l'Elephant che celebra i dieci anni dei White Stripes. Oppure Five by five dei Rolling Stones, pubblicato per la prima volta nel 1964. Così, giusto per capire che sembra ieri. Anche per chi arriva oggi.