Rattle ci delizia con Bach e Sibelius

Cosa resterà del quindicennio di Simon Rattle alla Filarmonica di Berlino? La posterità è un quesito caduco, dal quale ci soccorrono gli stessi Berliner, pubblicando con la loro etichetta una trilogia (in super audio e dvd video - alta definizione), dedicati alle due vette più alte della musica sacra, le Passioni secondo gli evangelisti Matteo e Giovanni di J. S. Bach e il ciclo sinfonico integrale del Gran Finnico, Jean Sibelius. Il quindicennato Rattle ha portato i Berliner ad affrontare un repertorio più ampio (tornando a Sibelius dopo le chiusure precedenti, un autore che Rattle ha imparato ad amare dal suo maestro, sibeliano eccelso, Paavo Berglund), conquistando una dimestichezza consapevole nel repertorio barocco, con conseguente arricchimento stilistico-esecutivo. Merito dell'apertura non egotistica di Rattle a colleghi e prassi «storicamente informate», apprese con umile sapienza. Nel pentagono della Philharmonie il rito della passione bachiana è misurato nella «ritualizzazione» scenica (la mise en espace, sobria e commossa, si deve al regista Peter Sellars). Il magnifico Coro della Radio e le voci bianche del Duomo berlinesi si muovono dal centro a posizioni desuete e stereofoniche, mentre la pattuglia eletta dei solisti vocali (Padmore, Quasthoff, Gerhaher, Lehtipuu, la Tilling e la Kozena) passa o sosta in posizioni di alta simbologia. Anche i superdivi dei leggii dei fiati, gli archi raccolti e suddivisi, il ricco basso continuo, sono tutt'uno col direttore naturaliter, senza adeguamenti forzosi e monotonie.