"Desde allà": abusi e abusati a Caracas

Le atmosfere sono quelle livide e un po' glaciali di una Caracas senza passato e senza futuro. La recensione del film di Lorenzo Vigas

Le atmosfere sono quelle livide e un po' glaciali di una Caracas senza passato e senza futuro che sembra immersa in un eterno presente, squallido e senza speranza. In questo contesto il regista esordiente venezuelano Lorenzo Vigas racconta in Desde allá una storia di abusi e di abusati attraverso il personaggio di Armando, un uomo benestante di mezza età, che adesca giovani. Non vuole toccarli, ma solo vederne il lato B per masturbarsi. Questa pratica viene interrotta dall'arrivo di un adolescente inquieto come Elder che lo scoraggia con la violenza. Una reazione che però fa nascere nell'uomo il desiderio di approfondire la relazione con il ragazzo.

Il regista segue i suoi personaggi con un'aderenza perfetta della macchina da presa che spesso rispetta i fuori fuoco nelle inquadrature con più personaggi, privilegiando l'attenzione focale sul protagonista interpretato dallo strepitoso attore cileno Alfredo Castro accanto a cui non sfigura di certo il giovane debuttante Luis Silva. Insieme costituiscono il punto di forza del film che si nutre delle sfumature della prova attoriale del protagonista piena di significati nella sua immobilità, contrapposta alla fisicità esuberante e vitale del ragazzo.

La messa in scena e lo studio delle inquadrature fanno di questa opera prima un interessante saggio di cinema in cui la memoria del passato dei protagonisti condiziona, nel bene e nel male, le azioni del presente. Anche se il regista non giudica mai i suoi personaggi mentre li inserisce nel contesto sociale venezuelano di cui mostra, con estrema precisione, derive e problematiche.