La recensione

Due inediti: uno è il singolo Boogie Boogie Man, già in rotazione nelle radio da due settimane. L’altro è It’s a Beautiful Day, ballata molto Ottanta che comincia con la chitarra elettrica e archi di seta. Poi diventa moderna nel bene e nel male. Così vuole il mercato. Ma nel complesso non c’è che dire, Boogie Boogie Man (Sony music) è un bel disco suonato con maestria. E, nella seconda parte, molto più jazz di quanto sembri. Solo che manca la magia di Ricomincio da trenta, visto che parliamo di classici rivisitati. D’altronde si sapeva che il prezzo da pagare per la rinuncia a calibri come Humberto Gatica e Jay Graydon (geni dell’extralusso musicale a partire dal 1979) sarebbe stato alto. Tra i duetti spicca, c’era da giurarlo, quello con Mario Biondi Je so’ pazzo, è jazzato senza annoiare il turista per caso. Fiumi di grazia per Franco Battiato in Chi tene o mare» che scorre liscia, elegante. Quanto al minuto di Mina, una spolverata di ordinaria amministrazione. Registrazione calda, naturale nei timbri che rende merito all’arte. Bel lavoro rispetto al mezzo passo falso del precedente Electric Jam. Facimm’o jazz!