RECENSIONI

I n Italia si sbriga Mozart, in teatro, con inerte e sciamannata saccenza. Gira (l'ho visto a Pordenone) un Don Giovanni con la regia dell'ubiquo Daniele Abbado, in cui, tanto per dirne una, al Commendatore morto che passeggia in palcoscenico la figlia fa gati-gati sulla schiena. La vicenda non sembra interessare più che tanto nemmeno il direttore Netopil, che ottiene precisione e buon suono ma all'ombra del metronomo.
Peccato, così si fa sguazzare il dotato protagonista Ulivieri nella routine. E non si dà agli interpreti il giusto. Il tenore Gatell, che sospira così suggestivamente, ha luci tetre adatte a Nosferatu. Ivanna Speranza, che dà lezioni di fantasia nelle sue arie seduttive, passa due terzi del tempo per terra. José Fardilha, che cuce con bel colore vocale e talento lo spettacolo, deve lottare con Mozart contro la pochezza della sorte.
La gente ascolta placida e batte placida le mani.

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