RECENSIONI

Sono andato via a metà dell'Orfeo di Cremona. Direte: non è un argomento critico corretto. Però è un buon indizio. A quattrocento anni dalla nascita di quest'opera e dell'opera in genere, dopo secoli di studi e meraviglie sul rapporto fra la poesia ed il dramma, fra la parola e la musica, non si può accettare, nella città in cui nacque il suo autore, Monteverdi, ma dove è poco nota ed è certa l'accoglienza buona, uno spettacolo in cui la parola si capisce poco, la voce cantilena su note tubolari, la regia consiste in gente accucciata sul palcoscenico in abiti alla buona, e in personaggi che cominciano a cantare in fondo alla platea, vanno a raggiungere gli accucciati e poi non succede più niente.
Il direttore esperto Andrea Marcon gronda indifferenza teatrale; il regista si chiama Andrea Cigni, gli immaturi protagonisti sono Vittorio Prato, molle e insulso, Céline Scheen, José Maria Lo Monaco. Una sola recita.

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