IL REGISTA Dmitri Tcherniakov punta sulla psicologia

Di Dmitri Tcherniakov, 43 anni, di Mosca, alla Scala abbiamo visto e apprezzato il Giocatore di Prokofiev e Onegin di Cajkovskij. Ha firmato la nuova produzione de La Sposa dello zar di Rimskij-Korsakov, attesa a Milano in marzo e già vista a Berlino. Tcherniakov ha discusso ogni minimo dettaglio con i cantanti. Confessa di non aver mai lavorato così tanto per un'opera come per questa Traviata: la sua prima. Fra i temi che poteva sviluppare, ha scelto la paura d'amare poiché è un soggetto attualissimo, dice lui. I due protagonisti si amano, però inibiti da un carico di timori, ma non sono fattori esterni (Papà Germont) causa del fallimento della coppia, ma i tentennamenti. Ha pensato a una Traviata alla Bergman, giocata su piccoli spazi e sulla psicologia dei personaggi. Si vedranno eleganti salotti della casa parigina di Violetta e di Flora. Più rustica l'ambientazione in campagna.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Sab, 07/12/2013 - 10:16

Negli anni passati un'opera di 'aggiornamento' era stata fatta per molte opere di Rossini che, però, a mio parere, si prestava molto meglio ad interpretazioni 'contemporanee', dati i soggetti prevalentemente mitologici, piuttosto 'di maniera'. Ovviamente trattati dal maestro con la genialità che sappiamo. Non ho gli strumenti per affrontare la critica musicale; probabilmente sto inoltrandomi in un terreno minato senza cautela; però mi sembra che l'approccio di Verdi, essendo oltre che musicale, soprattutto di natura squisitamente 'teatrale', non sopporti senza traumi, le più disinvolte manipolazioni registiche e scenografiche. Manipolazioni che devono, assolutamente, preservare il 'nucleo' della sua tragicità. Mi pare che proprio la sua dimensione rivoluzionaria del teatro musicale necessiti una conoscenza ed un rispetto, da parte degli allestitori, maggiore di quello che serva, appunto, per Rossini, molto più elastico, il quale 'concede' a chi lo interpreta (registicamente, sottolineo!) spunti e 'vie d'uscita' originali, riuscendo, magicamente, a preservare lo spirito e la geniale ritmica che gli è propria. Paradossalmente, invece, Verdi, di tutte queste 'rivisitazioni' ne soffre molto più del grande pesarese, proprio per la 'rigidità' della sua struttura teatrale.