Le religioni e il problema del male

Battaglia riflette sulle risposte della fede alle atrocità della Storia

Andrea Caterini

E siste un libro più attuale di uno di teodicea? Certo, la sua attualità, nel senso della sua urgenza, è vera oggi quanto lo era ieri e lo sarà domani. Ma la teodicea la dottrina della giustificazione di Dio rispetto alla presenza del male nell'ordine della Creazione del mondo, in altre parole la risposta alla domanda: la presenza del male nell'uomo non sarà la più vertiginosa negazione di Dio? non è forse quella specifica riflessione che più di altre cerca il senso, la verità della nostra esistenza? Gino Battaglia, studioso di religioni ma anche romanziere, ha scritto un saggio importante, La religione e il male (Il Canneto, pagg. 304, euro 24).

Se «Dio non c'è», affermava con gravità Ivan, protagonista del capolavoro dostoevskijano I fratelli Karamazov, «tutto è permesso». Eppure, oggi, in questo terzo millennio apertosi con l'attentato dell'11 settembre 2001 a cui ne sono seguiti molti altri, è proprio in nome di Dio che si compiono le peggiori atrocità. La religione, o meglio le religioni, perché lo studio di Battaglia le attraversa tutte, da quelle orientali fino a quelle abramitiche, ovvero l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam, è ancora in grado di dare una risposta alla domanda sul male, sul dolore che ogni uomo subisce, sulla morte? Le risposte, come è inevitabile, sono tante quante sono le tradizioni: se, ad esempio, per gli ebrei dal male ci si può liberare e ci si può salvare per mezzo dell'osservanza dei precetti che regolano ogni giorno della vita, per l'islam il male come il bene sono volontà di Dio, a cui l'uomo deve rimettersi con la propria fede; mentre per le religioni orientali è più esatto parlare di «negativo» che di male, per questo più che salvezza ricercano «saggezza». Ma è impossibile sintetizzare la quantità di interrogativi e di problemi che Battaglia affronta e approfondisce. Se però volessimo attribuire un'utilità specifica a questo studio, direi che è nel suo porsi lontano da ogni facile sociologia, e proprio questo è ciò che lo rende attuale. Una ricerca che, scavando alle origini di ogni civiltà, ci dimostra quanto e in che forma le tradizioni di ciascuna siano ancora «in atto».