Renzo Paris, come fare i conti (letterari) con l'esistenza

Ha raccontato la storia d'Italia e spesso ne ha fustigato i costumi. Lo storico Denis Mack Smith, è morto ieri a 97 anni. Il suo curriculum era invidiabile. Laurea a Cambridge con una tesi sul nostro Risorgimento, membro della British Academy, del Wolfson College di Cambridge, dell'All Souls College di Oxford e dell'American Academy of Arts and Sciences. Ma l'incontro che segnò una svolta nella sua carriera di studioso fu quello con Benedetto Croce che lo introdusse nel nostro ambiente culturale.

Nei suoi saggi Mack Smith si è occupato soprattutto di storia italiana e dei suoi protagonisti, alcuni dei quali, come Garibaldi, hanno suscitato la sua ammirazione. Nella biografia che scrisse sull'eroe dei Due Mondi, che venne pubblicata in Inghilterra con il significativo titolo «Garibaldi, una grande vita in breve», lo storico inglese scrisse che «con tutti i suoi difetti, Giuseppe Garibaldi ha un suo posto ben fermo fra i grandi uomini del secolo decimonono» sottolineando che «combatté per la gente oppressa ovunque ne trovasse» e che fu il maggiore artefice dell'unione delle due Italie.

Molto meno benevolo fu nei confronti di casa Savoia («I Savoia Re d'Italia») e in particolare verso Vittorio Emanuele II, la cui figura fu oggetto di una biografia. Il sovrano che diede impulso all'Unità, contrariamente allo stereotipo del «re galantuomo» è da lui descritto come un personaggio moralmente discutibile (soprattutto per le avventure extraconiugali) e dilapidatore di denaro pubblico. Secondo Mack Smith, Vittorio Emanuele avrebbe anche manifestato a Metternich ed al Papa la propria disponibilità ad intervenire contro la Repubblica Romana mazziniana e ristabilire l'assolutismo.

Del Duce tratteggiò ossessioni, retorica e manie narcisiste, andando stavolta in collisione con Renzo De Felice. Ma, polemiche a parte, è vero che non ci sono tanti libri sulla storia d'Italia escluso Montanelli che abbiano venduto quanto quelli di Mack Smith.