La Resistenza raccontata senza censure

Matteo SacchiSul finire dell'aprile del 1945 il numero dei partecipanti (veri o presunti) alla cosiddetta Resistenza contro il fascismo salì esponenzialmente. Un fenomeno che durante lo scontro con l'Rsi aveva coinvolto poche migliaia di uomini, tra cui molti ex militari, si trasformò in un fenomeno di «massa», e accentuò rapidamente la sua coloritura partitica.Ne nacque una mistificazione storica difficile da smantellare. Le spiegazioni di questa mistificazioni sono in realtà elementari. Ai governi italiani, cobelligeranti accolti con riluttanza dagli alleati, conveniva enfatizzare il proprio ruolo di lotta ai nazisti (che nella realtà fu di mero supporto). Ai singoli conveniva minimizzare la propria adesione al fascismo. Al Pci, ritrovatosi dal lato sbagliato degli accordi di Jalta, impossessarsi della Resistenza (di cui fu uno degli animatori, ma non l'unico) sembrò uno splendido modo per minimizzare il ruolo degli anglo-americani. Date queste ipoteche la possibilità di uno studio equilibrato dell'antifascismo (prima) e delle resistenze (dopo) è stata nulla. Ecco perché può essere uno strumento utile Il dizionario della Resistenza (a cura di Enzo Collotti, Renato Sandri e Frediano Sessi) di cui è da oggi in allegato con il Giornale il volume II a euro 12,90 più il prezzo del quotidiano. Consente di vedere le sfaccettature di un fenomeno spesso raccontato come univoco. Giusto per fare un esempio: il maggiore degli alpini Enrico Martini, monarchico e animatore della resistenza nelle Langhe, rispose così a chi gli faceva notare che il CLN non lo riconosceva: «In venti mesi di guerra combattuta sui due terzi di quella provincia, non ho mai avuto il piacere di sapere che esistesse un CLN provinciale».