Una rete di editori contro gli abusi di Amazon

La rottura tra l'editore e/o (che pubblica Elena Ferrante) e Amazon ha fatto balzare agli onori delle cronache editoriali una questione irrisolta che torna di attualità a intervalli regolari: il rapporto tra il colosso di Seattle e gli editori

La rottura tra l'editore e/o (che pubblica Elena Ferrante) e Amazon ha fatto balzare agli onori delle cronache editoriali una questione irrisolta che torna di attualità a intervalli regolari: il rapporto tra il colosso di Seattle e gli editori. La collaborazione con Amazon, così come quella con Google News per i giornali, è un tema che ogni editore, grande o piccolo, prima o poi deve affrontare. La quota di mercato dello store americano, le richieste degli autori e dei lettori, fanno sì che anche gli editori duri e puri debbano, se non piegarsi alle regole di Amazon, per lo meno scendere a compromessi poiché i libri, anche se non forniti direttamente, saranno comunque disponibili sul sito grazie a intermediari.

Nella maggioranza dei casi chi si rifiuta di vendere su Amazon non lo fa per un rifiuto aprioristico o per un preconcetto ideologico ma per ragioni commerciali. Partiamo dal presupposto che l'editore, oltre che un custode della cultura, è un imprenditore: non collaborare con il principale sito di vendite online è un danno ingente in termini economici. Il problema sorge perché le condizioni di vendita di Amazon sono sconvenienti a causa di una percentuale troppo alta trattenuta sul prezzo di copertina senza offrire servizi che la giustifichino. Se un distributore nazionale in libreria trattiene il 60% sul prezzo di copertina in cui sono comprese le quote della libreria (30% circa) e dei promotori, Amazon chiede circa il 50% senza dover corrispondere una percentuale ad altre librerie e soprattutto senza avere gli ingenti costi della distribuzione tradizionale. L'iter di un libro ordinato su Amazon è semplice: il cliente lo acquista, l'editore lo spedisce al magazzino di Amazon che a sua volta lo invia al lettore, è evidente che il 50% trattenuto è una percentuale troppo alta. Come si può risolvere questa situazione? In un solo un modo: fare rete tra editori chiedendo in modo unitario una revisione delle condizioni di vendita.

Se un singolo editore si opponesse ad Amazon ritirando dalla vendita i propri libri, il danno sarebbe più per il proprio catalogo che per il colosso statunitense; se invece la presa di posizione fosse condivisa dalla stragrande maggioranza degli editori italiani, sarebbe ben diverso. Mai come in questo momento di passaggio da un modello distributivo tradizionale a quello online è necessario collaborare per definire regole e condizioni chiare. In tal senso potrebbe essere una soluzione un tavolo di confronto con i rappresentanti degli editori (specialmente indipendenti) e Amazon Italia, un'iniziativa che potrebbe promuovere l'Aie per dare una maggiore istituzionalità. Al tempo stesso sarebbe opportuno avviare iniziative di sensibilizzazione dei lettori per trasmettere l'importanza ad acquistare i libri nelle librerie, veri presidi culturali nelle città, luoghi di incontro e confronto in cui si respira cultura trasmettendo sensazioni che vanno oltre l'asettica icona «acquista in un clic».

Francesco Giubilei, editore

Commenti

fifaus

Sab, 23/12/2017 - 11:59

I librai devono tornare ad avere fiducia in se stessi e nel proprio ruolo: non devono solo vendere, ma soprattutto leggere, appassionarsi e appassionare alla cultura

Ritratto di bergat

bergat

Sab, 23/12/2017 - 14:27

A mio avviso il diritto d'autore dovrebbe terminare 90 giorni dalla pubblicazione cartacea o on line che sia ,e dopo on line gratuito. E' assurdo che autori, editori, compositori, discografici debbano guadagnare per un concetto di diritto d'autore. Casomai pagassero loro chi copia la loro opera perchè in effetti in tal modo cji copia la sponsorizza