«Riccardo III», una toccante elegia del male

Chi è Riccardo III? Un mito più che un uomo, un essere deforme che finge l'eliminazione del suo stesso sangue costringendo al matrimonio la vedova del suo più mortale nemico. In definitiva siamo nel silenzio della ragione, nell'attuazione massima del crimine. Ci sono state innumerevoli edizioni di questa tragedia che hanno tentato di spiegare ciò che è inspiegabile, ovvero il sinistro fascino del male assoluto che si insinua come un venefico fluido. Perché il gioco della dialettica è stato trascinato via dalla persuasione che, non potendo lottare contro il male assoluto, si culla in movimenti subdoli e accattivanti insiti nel vangelo dell'autodistruzione. Un attore singolare come Lars Eidinger si muove sulla «non scena» dello spettacolo diretto da Thomas Ostermeier, balzando davanti a noi e rimpicciolendosi nel sapiente gioco delle luci, accattivandosi ogni spettatore, come se la battaglia mortale con le parole che segnano queste mirabili ossessioni fosse già vinta prima che i concetti vengano espressi dalla roca balbuzie che si libra nella sua gola. Una regia strepitosa, come l'inedita riscoperta della lingua materna spostata su un asse che rinvia al dissesto del mondo che conosciamo. Dove il delitto progettato e concluso dai docili addetti dello sciancato diventa come in Genet un campo di fiori, dove le minime alterazioni diventano pugnali che alla fine dell'eliminazione di ogni ostacolo vivente si muta in una sontuosa giostra di colori. E il male regna e ricopre la terra del canto luttuoso della parola.

RICCARDO III - Piccolo Teatro Strehler, Milano.