Ricordo di Bonaldo Giaiotti, voce del Friuli

Poco tempo fa abbiamo dato notizia che a Busseto sarebbe stata intitolata una Piazza al grande tenore Carlo Bergonzi, proprio accanto a quella che porta il nome del genius loci, Giuseppe Verdi. Oggi non parliamo di Bergonzi, ma adopereremo le sue parole per onorare quello che il tenore parmense ha definito «vocalmente parlando, il più grande basso della mia epoca». Ci riferiamo a Bonaldo Giaiotti, friulano schietto, non dimenticato proprio nei maggiori ruoli verdiani in chiave di basso. Soprattutto eccelleva in quelli più difficili: lo ieratico Padre Guardiano (Forza del Destino) «insuperabile per il suono rotondo, la voce pastosa di colore bruno, uguale in tutti i registri» e Filippo II (Don Carlo), dove la sua voce potente «prendeva il volo» nella celebre aria-confessione Ella giammai m'amò, porgendo «il suono in modo impeccabile, sempre proiettato in avanti, in maschera, come si dice in gergo». L'occasione per ricordare Giaiotti viene dal libro di Rino Alessi (editore L'orto della cultura), specialista appassionato nel costruire con rara competenza il ritratto di un artista (come ha già fatto con Piero Cappuccilli, Carlo Cossutta e Giuseppe Patané). Alessi lo assembla impiegando la voce in prima persona del basso di Ziracco (Ud) - con qualche pertichino della moglie Alice - interviste a colleghi e allievi, raccontando le caratteristiche vocali attraverso il repertorio e la discografia. È la storia di un uomo semplice, «la voce del Friuli», che con il volume e la cavata tonante ha conquistato il cuore degli appassionati, soprattutto per 26 anni quelli del Met di New York.