«Ricordo la parola di Dio agli smemorati»

Il misticismo dell'incredulo. O la religiosità del laico. Non chiederemo a Piera Degli Esposti se sia credente o no. Certamente la grande attrice crede nel Mistero. Ovvero in ciò che riempie di sè le solenni pagine bibliche della Genesi e della Lettera ai Corinzi che lunedì leggerà in piazza Duomo a Milano, per celebrare, assieme ad altri artisti e alla presenza dei cardinali Scola e Maradiaga, il debutto della Chiesa Cattolica all'Expo.

Niente più Pirandello né fiction televisive, stavolta…

«No. Stavolta l'Autore più grande di tutti. Perché bisogna riconoscere che Dio non è solo un grande lavoratore (con quelle meraviglie che ha fabbricato); ma anche uno scrittore unico. Al di là del loro contenuto religioso, infatti, le Sacre Scritture sono testi letterariamente eccezionali».

Cosa l'affascina in quelle antichissime parole?

«La Genesi, il racconto cioè della creazione del mondo e dell'uomo, ha un'austerità rocciosa e descrive un Dio potente, solenne. Un brano che è una specie di sentiero nella memoria per ciascuno: ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Al confronto, invece, la Lettera di San Paolo ai Corinzi è intrisa di compassione e dolcezza. Un inno all'attenzione verso gli altri».

Che significato avrà interpretare l'Autore più grande di tutti?

«Recitando Dio, potrò dare il mio contributo nel ricordare agli smemorati, ai superficiali: abitiamo in un luogo meraviglioso, che diamo troppo per scontato. La fretta di vivere ci ha resi indifferenti alle sue meraviglie. Il cielo è per noi solo qualcosa da attraversare con gli aerei; il paesaggio da percorrere con l'autostrada. Non abbiamo più tempo per guardare un tramonto. Guardiamo solo il cellulare».

Che rapporto ha col sacro?

«Sono attratta dal Mistero. Da ciò che non dà sicurezze; che sembra illogico e che pure esiste. Noi andiamo via da questa vita senza sapere molto più di quando ci siamo arrivati. Il Mistero è, parte della vita e della natura stessa dell'uomo».

E la religione?

«Ognuno ha la sua. Perfino chi non ne ha nessuna. Conosco certi laici che vivono più cristianamente di certi cristiani».

Ma come reagirà il pubblico, a sentire in piazza Duomo quelle parole che forse ascolta, magari distrattamente, solo alla Messa domenicale?

«Proprio in questo sta la sfida. E io amo le sfide. Nessuno vede più niente attorno a sé. Figuriamoci saper ascoltare. Siamo tutti diaframmati. Ebbene: stavolta proviamo a sturarci le orecchie».

In chiesa s'insegna che le Sacre Scritture non vanno interpretate ma proclamate. Lette cioè senza intonazioni troppo personali.

«E allora stavolta susciterò un po' di sorpresa. Io sono un'attrice. Vengo condotta dal suono. La mia anima si esprime attraverso quello delle parole. E quali parole, più di queste, hanno un'anima dentro?».