Riecco i Coldplay più pop (all'ombra di Gwyneth)

Uno dei cd più attesi del 2014. "Ghost stories" parla d'amore. Senza chitarre elettriche e un po' di dance

Di primo acchito, così giusto il tempo di un ascolto, il disco dei Coldplay sarà una sorpresa per chi li ama e per chi non li conosce. Ghost stories uscirà il 20 maggio per Warner, è conciso e concettoso perché contiene appena nove brani più una ghost trach senza titolo (e senza voce) e la band lo ha già presentato a Los Angeles in un mini concerto che andrà in onda il 19 maggio alle 20.10 su Sky Uno Hd e due ore dopo su Sky Arte Hd. Chi ama i Coldplay li riscoprirà nello spirito delle origini perché Ghost stories è un disco nel quale immergersi canzone dopo canzone, quasi vecchio stile. Non concept ma poco ci manca (difatti giustamente almeno all'inizio non sarà in streaming). E il tema indiscutibile è l'amore, probabilmente autobiografico, quindi ovvio: tutti pensano a quanto appena accaduto alla coppia più bella del pop, ossia il cantante Chris Martin e la superdiva Gwyneth Paltrow, neo separati con prevedibile grancassa su tutti i media del mondo.

C'erano due possibilità: testi carichi di furore o parole di serenità. In Ghost stories vince la consapevolezza di chi ha fatto i conti con il proprio amore deluso e vive quel momento fluido ai confini del rimpianto ma senza ombra di rimorso (e, da quanto si dice, il deluso è stato proprio Chris Martin, che qui in due brani ospita come mini coristi i suoi due figli). Fin dall'inizio molto sognante e rilassato di Always in my head, con una batteria squillante assai anni '80, alla chiusura riflessiva di O («Il mio testamento spirituale, la canzone preferita tra tutte quelle dei Coldplay», ha detto Martin) in ogni brano c'è sempre un prima e un dopo, un confronto di situazioni, di mondi, di stati d'animo. Il buio e l'alba, probabilmente metaforiche, in Midnight. La luce e il buio (in True Love e A sky full of stars, brano centrale quasi electronic dance music, coprodotto dal golden boy Avicii). La tv guardata da soli o in coppia (Another arms). E via così, attraverso testi essenziali, molto dolci, mai poetici e qualche volta assai romantici come in Midnight («Per me è ancora magico se ti sono vicino») o in True love («Dimmi che non mi ami, se non mi ami, dimmi una bugia»). Insomma, pare quasi un disco solista di Chris Martin. E un disco orfano di chitarra elettrica che in Ghost stories è più rara di un panda, visto che nei brani c'è persino più banjo di chitarra. Perciò Ghost stories (che segue il successo di Mylo Xyloto e ne rinnega i cromosomi) andrà a intercettare un pubblico che finora ha trascurato o addirittura snobbato i Coldplay e stavolta potrà rimanere attirato da un disco di atmosfere totalmente rarefatte, atipiche, imprevedibili persino quando nel quasi country di Oceans sembra di tornare indietro di almeno un paio di decenni. In sostanza, era difficile pensare ai Coldplay così coraggiosi. Ma stavolta lo sono stati, mettendosi in gioco senza mettere sul tavolo altro che la propria musica.