Riesce a metà l'incubo fantastico di Jodorowsky

Nei primi anni Settanta fece la sua apparizione sugli schermi di tutto il mondo la silloge involontaria formata da due film intitolati El topo e La montagna sacra, firmati entrambi dal talento di Alejandro Jodorowsky, cineasta spagnolo attratto dal mondo esoterico delle cifre e da quello dei numeri. Numeri che confluivano dall'universo del surrealismo al fascino incontrollato delle forme e dei colori che fecero di lui una sorta di esploratore dell'inconscio. Ben presto il cineasta ossessionato dai segni che opponeva e scomponeva dallo schermo, finì per escludesi dall'universo della visione per attribuirsi il compito dell'esploratore. O meglio dell'indovino che nell'universo circoscritto del teatro pretende di afferrarne la chiave, finendo per abbracciare l'universo dell'inconscio. A questo scopo si presentò anni fa nell'universo fantastico della città di Volterra dove firmò degli straordinari breviari dedicati alle stranezze che ci sorprendono nel mondo dell'irrealtà dominato dal sonno e dal sogno. Tutto ciò oggi si è condensato in un magma di specchi e colori fini a se stessi dove l'universo si concentra attorno ai corpi in movimento degli attori. Nasce così Opera panica-Cabaret tragico, che tende per sua stessa ammissione a farci precipitare nell'incubo e nel delirio di ogni possibile fantastico che lo spettatore percepisce con fatica precipitando in un gioco affascinante ma fine a se stesso. Di cui purtroppo non si percepisce la chiave.

OPERA PANICA-CABARET TRAGICO - Milano, teatro Franco Parenti.