"Riparto con Unici. E ora anche io mi godo lo spettacolo"

L'artista debutta all'Arena di Verona: "Poi cambio tutto, mi ispira il teatro canzone"

Nek è un piacere sentirlo. Il suo nuovo disco Unici è una carezza d'energia. E lui lo racconta entusiasta come se fosse il suo debutto invece che il tredicesimo capitolo di una storia discografica da (finora) 6 milioni di dischi venduti. «Oggi sono più entusiasta di prima», spiega nella penombra di una piccolissima sala da teatro a Milano, e c'è da capirlo: questi undici brani vivono ciascuno di vita propria e, insieme, fanno un disco tra i suoi migliori. Dopotutto questo (ex) ragazzo di 44 anni è tra i pochi a essersi sempre mantenuto alto di grado. Sia dal vivo, dove è realmente generoso. Che su disco, visto che raramente ne sbaglia uno. E anche stavolta non si smentisce: ha alzato l'asticella dell'elettronica ma lo ha fatto a modo suo. E, rispetto al passato, i testi sono decisamente migliorati. Insomma Filippo Neviani da Sassuolo, professione popstar della porta accanto, non delude. Anzi, rilancia.

Come ha fatto, caro Nek?

«Questo disco è nato sull'onda dell'energia del Festival di Sanremo del 2015».

Arrivò secondo con Fatti avanti amore, aggiunse l'elettronica al suo spartito e volò alto in classifica.

«Sono sempre molto critico con me stesso. Ma stavolta direi di essere soddisfatto di ciò che ho registrato».

Sono praticamente 25 anni di carriera.

«E io sono più entusiasta di prima. Mi spiego: come vent'anni fa sono sempre su di un treno in corsa. Ma oggi ho più consapevolezza e riesco anche a guardare fuori dal finestrino e godermi lo spettacolo».

Se lo godrà anche dall'Arena di Verona.

«Avevo già cantato lì come ospite ma non ho mai fatto un concerto intero. Invece stavolta inizierò proprio da lì il mio tour a maggio. Ho iniziato una collaborazione con l'agenzia F&P e tra pochi giorni saprò esattamente la data: comunque sarà a maggio del prossimo anno».

In platea troverà un pubblico sempre più giovane.

«Sì me ne sono accorto negli ultimi tempi. Album dopo album, la fascia anagrafica dei miei ascoltatori si allarga sempre di più. È un bel segnale e, in fondo, è quanto ho sempre sognato di raggiungere».

Lei è uno stakanovista dei concerti.

«Fosse per me, suonerei sempre. Nell'ultimo tour ho preferito fare quaranta teatri piuttosto che solo dodici palasport. Se potessi, starei in tour per un anno e mezzo. Però ho famiglia, ho una figlia meravigliosa e non mi posso permettere di stare così tanto lontano da casa».

Nei suoi dischi ci sono sempre riferimenti ai valori tradizionali. Stavolta c'è anche un po' più di ironia.

«Parliamo di Freud?».

Esatto: il brano con il featuring di J Ax.

«Quella canzone nasce dal rapporto umano con Ax, che ho sviluppato durante l'ultima edizione di Amici. È un divertimento sulle domande che Freud ha posto e che sono ancora senza risposta. Come dice Ax, L'amore non ha un manuale di istruzioni. Sono d'accordo».

Da J Ax a Erri De Luca il passo non è così breve.

«Questo so di me è l'ultimo brano che ho registrato per questo disco. Mi sono liberamente ispirato alla poesia Valore di Erri De Luca, che una volta ho sentito recitare dal vivo e mi ha commosso».

Lei sta facendo un'esperienza di fede. De Luca si dichiara ateo.

«Nel brano canto: Considero valore l'ipotesi che esista un unico creatore».

De Luca l'ha ascoltato?

«Non lo so ma mi auguro che lo ascolti».

Il disco Unici sarà ascoltato anche fuori dall'Italia?

«Sì, ho registrato anche la versione in spagnolo che uscirà a gennaio in Spagna e in Sudamerica. Titolo: Unicos. Ultimamente ho trascurato quel mercato, ma quando questa estate ho tenuto un paio di concerti a Los Angeles ho scoperto quanto ancora i fan stranieri mi vogliano bene. Sentirli cantare in spagnoli i miei brani mi emoziona...».

Disco, tour e poi?

«Potrebbe succedere di tutto. Dopotutto, se non fossi curioso, forse la mia carriera sarebbe già finita. Al Festival Gaber il teatro canzone mi ha affascinato. In questa fase della mia carriera tutto può davvero succedere».